“La bibliografia dei testi e dei passi di Marx relativi al modo di produzione asiatico dimostra in modo inconfutabile che si tratta di un concetto coerente ed elaborato, e non di un “supposto” modo di produzione al quale il fondatore del socialismo scientifico avrebbe attribuito scarsa importanza. E’ nello scritto del 1859, ‘Formen, die der kapitalistischen  Produktion vorhergehen’ (‘Forme che precedono la produzione capitalistica’) (1) che Marx ha maggiormente sviluppato l’analisi della forma di proprietà asiatica come categoria distinta sia dalla “forma di proprietà antica” sia dalla “forma di proprietà germanica” (2). Si tratta per lui di tre tipi diversi di società classiste nate dalla disgregazione della società comunista primitiva. Mentre nel modo germanico l’individuo non è integrato nella comunità (‘Einigung’) che in quanto è padrone di una terra, il modo asiatico è caratterizzato dalla forza di controllo della comunità (‘Einheit’) sugli individui che non ricevono la terra che a titolo di appartenenza alla comunità; a queste unità di base si sovrappose lo Stato asiatico, “unità superiore” (espressione di Marx) che mantiene l’insieme delle comunità di villaggio e i loro membri in uno stato di dipendenza globale (“schiavitù generalizzata”) e che adempie nello stesso tempo a funzioni “reali” di ordine politico e soprattutto economico (grandi lavori). Il modo asiatico è basato su rapporti più complessi, che uniscono l’appartenenza alla comunità, fonte del diritto all”ager publicus’, allo sviluppo di un controllo ‘privato’ (da parte di individui “privati” all’origine dei diritti sulla terra comune) sui mezzi di produzione e in particolare sugli schiavi. Nel ‘Capitale’, e precisamente nel I e nel III volume (3), Marx presenta egualmente, in diversi punti, degli sviluppi interessanti a proposito delle comuni rurali, caratterizzate dalla non-separazione fra agricoltura e industria, che sono suscettibili di riprodursi per un lungo periodo storico, mentre si formano e crollano le sovrastrutture politiche. Egli insiste sulla straordinaria solidità, sulla straordinaria resistenza all’erosione di questa economia semi-naturale che né il commercio né l’usura possono disgregare; l’economia mercantile non è capace di scuoterla, come ha fatto nei confronti della società antica, dove la produzione mercantile costituisce la novità decisiva. Anche il ‘Carteggio’ permette di comprendere l’interesse attribuito da Marx ed Engels a tale questione. In particolare lo scambio di  lettere del 2 e del 6 giugno 1853 mette in evidenza la loro convinzione che l’assenza di proprietà privata è “la chiave di tutto l’Oriente”, e su di esse si è giustamente fermata l’attenzione di tutti coloro che hanno in seguito tentato di sviluppare le ricerche in questa direzione. Marx ritorna sulla stessa idea in un articolo sul “New York Daily Tribune” del 25 giugno 1853. Per contro, la nozione di modo di produzione asiatico non figura più nell’opera di Engels del 1884, ‘Le origini della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, e tale omissione pone un serio problema a quanti studiano l’evoluzione della teoria marxista. E’ questo uno dei numerosi punti sui quali deve svilupparsi la discussione che oggi ci limitiamo ad aprire. Quale fu in particolare l’influenza che esercitò su Engels la pubblicazione dell’opera di Morgan, ‘Ancien Society’ (1877) che egli lesse nel 1883? Plekhanov aveva già proposto di attribuire a tale influenza l’apparente cambiamento di atteggiamento di Engels, e questa spiegazione è stata recentemente ripresa da altri. Bisogna trarne la stessa conclusione? Bisogna accusare Engels, come fa Wittfogel, d’infedeltà pura e semplice nei confronti delle tesi di Marx sul modo di produzione asiatico? Non è piuttosto il caso di tentare di precisare la portata – decisiva, ma limitata – di un’opera che non si proponeva certamente di analizzare l’evoluzione globale di tutte le società umane?” [Jean Chesneaux, L’Asia nella storia di domani, 1967] [“(1) L’interesse suscitato da questo testo è un riflesso esatto dell’evoluzione delle discussioni marxiste sul modo di produzione asiatico. Pubblicato per la prima volta in russo nel 1939 – era stato ignorato fin’allora, anche nella famosa discussione di Leningrado del 1931 – fu tradotto in giapponese nel 1948, in tedesco nel 1953, in italiano nel 1956. E’ significativo che nel 1963 dei ricercatori marxisti di Parigi e di Londra, abbiano deciso, senza consultarsi, di tradurlo in francese ne ‘La Pensée’, con un commento di C. Parain e in inglese con un commento di Eric Hobsbawm; (2) Non possiamo concordare con M. Godelier che nel suo studio del 1963 (…) parla di “sette formazioni economico-sociali” successive (senza contare il socialismo). Tale concezione ci sembra poco conforme al pensiero di Marx. (…); (3) Cfr. in particolare le pp. 57-58 del vol I, libro 2, in cui descrive minuziosamente la comunità rurale indiana e i suoi rapporti con il potere centrale. Nel vol. III cfr. in particolare libro 1, pp. 399-400, libro 3, pp. 194-95 dell’ed. italiana (Rinascita)”

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