“Nel 1908, confutando Mach, (Lenin) ritorna ancora sulla questione della libertà e, per risolverla, comincia citando Engels: “La libertà della volontà non è altro che la capacità di decidere con cognizione di causa. Da ciò risulta che, più ‘libero’ è il giudizio di un uomo riguardo a una data questione, più grande è la ‘necessità’ (…). La libertà consiste dunque in questa sovranità su noi stessi e sul mondo esterno, fondata sulla conoscenza delle leggi necessarie della natura”. In seguito Lenin aggiunge un commento in quattro punti: 1. “Engels ravvisa fin dall’inizio la legge della natura esteriore, la necessità naturale” e tutto ciò che constatano i neokantiani Mach, Avenarius “e compagnia”. 2. “Engels non si rompe la testa per formulare le ‘definizioni’ di libertà e di necessità, definizioni scolastiche che interessano fin troppo tutti i professori reazionari”. “La necessità naturale è l’elemento primigenio e la volontà umana è l’elemento secondario (…). La volontà e la conoscenza umana devono necessariamente e ineluttabilmente adattarsi alla necessità naturale”. 3. “Engels ammette l’esistenza della necessità ‘non conosciuta’ dell’uomo (…). Il materialismo è l’ammissione della realtà oggettiva del mondo esterno e delle leggi della natura esterna; questo mondo e le sue leggi sono perfettamente accessibili alla conoscenza umana, ma non potranno mai essere conosciute a fondo. Non conosciamo i fenomeni metereologici e perciò siamo inevitabilmente schiavi del tempo, ma, pur ‘non conoscendo’ questa necessità, ‘noi sappiamo’ che essa esiste”. 4. Engels “fa un balzo dalla teoria alla pratica (…). In Engels, la vivissima pratica umana fa irruzione anche nella teoria della conoscenza, fornendo un criterio oggettivo alla verità. Anche se noi ignoriamo la legge naturale, questa legge, esistendo e agendo al di fuori della nostra conoscenza, ci riduce a schiavi della ‘cieca necessità’. Però, dal momento in cui conosciamo questa legge, che agisce indipendentemente dalla nostra volontà e dalla nostra coscienza, essa ci rende padroni della natura. Il dominio della natura, realizzato nella pratica umana, è il risultato della rappresentazione oggettivamente esatta nella mente dell’uomo dei fenomeni e dei processi naturali”” [Alain Besançon, Le origini intellettuali del leninismo, 1978]

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