“Era all’interno di questi punti di riferimento che si collocavano le riflessioni di Balbo sul ruolo della Einaudi, che implicavano innanzitutto il riesame di una collana progettata per sollecitazione e in accordo col Pci, come la Collana marxista di cui si era occupato inizialmente Gastone Manacorda in un rapporto fiduciario più con la direzione del Partito comunista che con la stessa casa editrice. (…) E in questo senso le caratteristiche della Collana marxista, così come erano state prospettate da Manacorda in accordo col Pci, non apparivano consone al progetto di Balbo. Esse prevedevano infatti accanto a una “editio maior” di edizioni critiche, da tempi lunghi, una “editio minor” rivolta “alle persone di media cultura generale”. Su quest’ultima in particolare si accentravano ovviamente l’interesse e la sollecitazione a una rapida stampa da parte del Pci. A Bobbio Manacorda, nell’illustrare i caratteri che avrebbe dovuto avere l'”editio minor”, aveva sottolineato l’opportunità di pubblicare “scelte organiche di vari scritti collocati in modo da servire all’intelligenza reciproca (p.es. le prefazioni di Marx ed Engels al Capitale, Lenin, “Carlo Marx”, e una scelta dei capitoli più significativi del Capitale)”, con commenti esplicativi, ma anche “interpretativi” volti “a facilitare la comprensione dei passi fondamentali e a sottolinearne l’importanza mediante il raffronto con passi paralleli dello stesso autore o di uno degli altri grandi maestri del marxismo-leninismo. Per esempio, un passo di Marx sarà commentato col sussidio di altri passi dello stesso Marx o di Engels o di Lenin, un passo di Lenin con uno di Stalin o di Marx, ecc. Ciò corrisponderà anche a un’altra finalità della collana: quella di ‘orientare’ il lettore verso certi punti fermi del marxismo, e di ‘introdurre’ allo studio del marxismo, evitando quegli accostamenti attraverso materiale di seconda mano finora tanto frequenti e tanto nocivi” (Manacorda a Bobbio, 18 luglio 1945). Era esattamente la formula che sarebbe stata adottata per la ‘Guida allo studio del marxismo’, che, come supplemento di “Rinascita”, il Pci stesso avrebbe pubblicato dal marzo 1947. Per essa veniva rivendicata l’impostazione di pubblicare “uno scritto o un frammento di uno dei grandi maestri del marxismo” introdotto da una nota redazionale orientativa e integrato da altri testi sul medesimo argomento di altri “autori” del marxismo-leninismo: in definitiva gli stessi Lenin o Gramsci, si affermava, non avevano “proceduto diversamente nello studio del marxismo” (Così spiegava una breve nota introduttiva al primo supplemento allegato a “Rinascita,, IV, n. 3, marzo 1947). L'”aderenza al testo” del commento, richiamata da Manacorda per la Collana marxista, non era quindi avulsa, come appare evidente, dallo “scopo” che essa si proponeva: esaltare un percorso tutto interno, in cui i testi si rinviavano e commentavano a vicenda in una logica che da Marx conduceva a Lenin, a Stalin e viceversa. Non era questa la prospettiva di Balbo. La decisione di tornare alla tradizione della Einaudi, pubblicare cioè, come riassumeva Giolitti, i testi marxisti “significativi per il nostro indirizzo culturale, senza apparato critico ma col massimo rigore filologico (ossia traduzioni scrupolosissime), con una avvertenza contenente i dati essenziali storico-bibliografici sull’opera ma senza introduzione illustrativa o “inquadratrice” (Giolitti a Balbo, 24 novembre 1946), marcava alla fine proprio la distanza tra il compito delle riviste e dell’editoria di partito di “garantire l’unità” sul “piano ideologico”, e quello di elaborazione di linee di ricerca, sia pure nel senso di “ricerca della direzione politica culturale”, che invece, secondo Balbo, doveva essere uno dei compiti della Einaudi. In questo senso si collocava il complesso e delicato rapporto della Einaudi con il Pci e il problema legato alla sua stessa immagine di casa editrice vicina al Partito comunista, ma non di partito” [Luisa Mangoni, Pensare i libri. La casa editrice Einaudi dagli anni Trenta agli anni Sessanta, 1999]

 

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