“Possiamo, pertanto, affermare che il concetto di ‘sovrappopolazione’ non è valido in assoluto, ma solo in rapporto allo sviluppo delle forze produttive, e che il fenomeno della cosiddetta ‘sovrappopolazione’ si manifesta come conseguenza di un determinato ordinamento economico-sociale. “Una legge astratta della popolazione – afferma Marx – esiste soltanto per le piante e gli animali nella misura in cui l’uomo non interviene portandovi la storia”: “di fatto ogni modo di produzione storico particolare ha le proprie leggi della popolazione particolari, storicamente valide”; e la legge della popolazione, ‘peculiare del modo di produzione capitalistico’, è, secondo Marx, la seguente: “La popolazione operaia produce in misura crescente, mediante l’accumulazione del capitale da essa stessa prodotta, i mezzi per rendere se stessa relativamente eccedente” (K. Marx, Il capitale, libro I, sez. VII, cap. XXIII, 3). (…) Già Malthus riconosceva che “la sovrappopolazione è una necessità dell’industria moderna”, ma egli la faceva derivare – come gli rimprovera Marx – “da un aumento eccessivo assoluto della popolazione operaia”, mentre lo stesso Marx dimostra che la popolazione lavoratrice è “posta in soprannumero” dal modo di produzione capitalistico, in quanto “alla produzione capitalistica non basta affatto la quantità di forza-lavoro disponibile che fornisce l’aumento naturale della popolazione. Per avere mano libera essa abbisogna di un esercito industriale di riserva ‘indipendente da questo limite naturale'”. E’ questo, in verità, il caso di tutte le odierne economie capitalistiche sviluppate. Marx si sofferma a lungo a illustrare il meccanismo di formazione della sovrappopolazione nel capitolo che tratta della legge generale dell’accumulazione capitalistica (Il capitale, libro I, sez. VII, cap. XXIII) (…)” [Paolo Cinanni, Emigrazione e imperialismo, 1971]

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