“Al X congresso delle società operaie (Parma, 9-12 ottobre 1863) è definitivamente sancita l’inconciliabilità della tendenza mazziniana e di quella moderata sulla dibattuta questione della ‘politicità’. Da quella data, le società mutualistiche, controllate dai moderati, continuano una vita autonoma: respingono infatti le iniziative politiche e restano fedeli al loro programma originario, basato sulla tutela e sull’assistenza dei lavoratori. Ma è nell’XI congresso (Napoli, 25-27 ottobre 1864) che Mazzini riesce a far votare un ‘Atto di fratellanza’, col quale cerca di consolidare la propria egemonia politica sul movimento operaio. Il progetto mazziniano, seppur diretto all’elevazione ‘morale, intellettuale’ ed ‘economica’ dei lavoratori, entra in contrasto con le idee che Marx ed Engels sostengono un mese prima al congresso costitutivo dell’Associazione internazionale dei lavoratori (Ail), fondate sulla “conquista del  potere politico” da parte della “classe operaia”. La fondazione da parte di Mazzini nel 1866 dell’Associazione repubblicana universale rivela i suoi rapporti conflittuali con Marx, accusato di svolgere un’opera corrompitrice tra gli operai con la sua dottrina atea, materialista e classista. Le critiche di Mazzini al marxismo derivano dal suo rifiuto della lotta di classe, cioè da una visione anticomunista, che propugna costantemente dai tempi in cui si distacca da Filippo Buonarroti fino all’ultimo periodo della sua vita. Ma il contrasto tra Mazzini e Marx non è l’unico, se si pensa a quello che oppone Bakunin ad entrambi. Già prima della sua venuta in Italia, questi è in contatto con Marx e con Mazzini; ma un dissidio vero e proprio si può dire che cominci durante il soggiorno di Firenze, dove ha i primi contatti con il movimento socialista. Il rapporto più fruttuoso è quello che Bakunin instaura a Firenze con Niccolò Lo Savio, un giovane insegnante  di economia originario pugliese” [Nunzio Dell’Erba, Il socialismo riformista tra politica e cultura, 1990]

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