“Marx intuisce questo problema parlando delle società per azioni, ossia della forma istituzionale che assumono le grandi imprese. “Le società per azioni sono l’annullamento dell’industria privata capitalistica sulla base del sistema capitalistico stesso, e distruggono l’industria privata a misura che esse si ingrandiscono  e invadono nuove sfere di produzione” (Marx, vol. 3, 521). Come già in Smith e come sarà per Marshall e Schumpeter, anche in Marx lo sviluppo delle società per azioni (e dei monopoli) segna un mutamento strutturale del sistema capitalistico, da economia concorrenziale a economia monopolistica. Marx distingue il capitale come proprietà e come funzione. Di conseguenza vi sono due “agenti del capitale”: il capitalista monetario e il capitalista operante o industriale, che è anche chiamato imprenditore. Costui impiega il capitale preso a prestito dal capitalista monetario e svolge il lavoro di sovrintendenza e di direzione. Chi sia l’imprenditore risulta chiaro quando esso è contrapposto al capitalista monetario: “Il capitalista industriale è, rispetto al capitalista monetario, un lavoratore, ma un lavoratore in quanto capitalista, ossia in quanto sfruttatore di lavoro altrui. Il salario che egli domanda e riceve per questo lavoro corrisponde esattamente alla quantità di lavoro altrui che egli si è appropriato e dipende direttamente (…) dal grado di sfruttamento di questo lavoro” (Marx, vol. 3, 457). (…) “L’anima del nostro sistema industriale non sono i capitalisti industriali, ma i manager industriali (…) La produzione capitalistica stessa ha fatto sì che il lavoro di direzione, completamente distinto dalla proprietà del capitale, vada per conto proprio. E’ diventato dunque inutile che questo lavoro di direzione venga esercitato dal capitalista” (ibid.). Quest’ultimo avrebbe dunque come unica funzione quella di impiegare il capitale altrui e il proprio. Con lo svilupparsi delle società per azioni però anche il capitalista scompare: “Poiché da un lato al semplice proprietario del capitale, al capitalista monetario, si oppone il capitalista operante e con lo sviluppo del credito il capitale monetario assume un carattere sociale, si concentra nelle banche e a queste, non più dai suoi proprietari immediati, viene dato a prestito, ma poiché d’altro lato il semplice dirigente, che non possiede capitale sotto alcun titolo, né a titolo di prestito né altrimenti, esercita tutte le funzioni effettive che competono al capitalista operante in quanto tale, rimane unicamente il funzionario, e il capitalista scompare dal processo di produzione come personaggio superfluo” (Ibid. 458)” [Francesco Silva, Impresa] [in Dizionario di economia politica. Impresa mercato produzione, a cura di Giorgio Lunghini con la collaborazione di Mariano D’Antonio, 1987]

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