“Una valutazione ragionata delle implicazioni della critica a Marx fondata sul lavoro di Sraffa non comporta, per la sua stessa natura, né un abbandono iconoclastico dell’intera economia politica di Marx, né una conclusione compiacente, come se niente di importante in quella economia politica debba essere abbandonato. La critica fondata sul lavoro di Sraffa ha infatti implicazioni importanti per il lavoro di Marx ma non comporta un rifiuto completo dell’intero edificio. Così, in termini molto generali, quella critica non distrugge in nessun modo il progetto di fornire una spiegazione materialistica del modo capitalistico di produzione, né è per niente incoerente con il tentativo di costruire una spiegazione economica, politica e sociale pienamente articolata di particolari formazioni sociali capitalistiche. Più precisamente, molti aspetti dell’economia politica di Marx, in quanto sono indipendenti dal suo ragionamento in termini di grandezza di valore, non sono toccati dalla critica fondata sul lavoro di Sraffa. Per esempio, i concetti di lavoro, forza-lavoro e pluslavoro sono indenni da quella critica. Resta anche indenne l’enfasi di Marx sul processo lavorativo, sulla coercizione su di esso e sulla sua natura continuamente mutevole dovuta sia ai conflitti nel luogo di lavoro sia alla lotta per la concorrenza. Ugualmente indiscussa rimane l’enfasi di Marx sull’accumulazione che implica sia una espansione quantitativa sia uno sviluppo qualitativo. Come si era già messo in luce nel cap. I (nota 18) altrettanto indenne dalla critica fondata sul lavoro di Sraffa rimane l’analisi di Marx sul feticismo, la reificazione e problemi connessi. Quella critica, che dà una soluzione definitiva soltanto a un particolare insieme di problemi, lascia aperti all’indagine tutti i difficili problemi relativi, per esempio, alla moneta, alla domanda effettiva e alle crisi; o ancora, i problemi relativi alla concentrazione, all’oligopolio e al monopolio; inoltre, tutti i problemi relativi al ruolo dello Stato. Tale indagine userà indubbiamente, tra le altre fonti, le numerose intuizioni di Marx indipendenti dal suo ragionamento in termini di grandezze di valore. Si vedrà così che molta dell’economia politica di Marx resta indenne dalla critica fondata sul lavoro di Sraffa. Con altrettanta chiarezza va riconosciuto, tuttavia, che quella critica tocca punti centrali del lavoro di Marx. Sulla base di ipotesi che si trovano nella stessa economia politica di Marx si è dimostrato che il ragionamento di Marx sul valore è spesso incoerente internamente, non essendo affatto in grado di fornire le spiegazioni che Marx cercava circa alcune caratteristiche fondamentali della economia capitalistica. Al contrario, queste stesse caratteristiche possono essere spiegate in modo coerente in termini che non richiedono riferimenti alcuno alle grandezze di valore. Il ragionamento di Marx sul valore – che costituisce un aspetto non certo marginale del suo lavoro – deve così essere abbandonato perché possa svilupparsi una teoria materialistica coerente del capitalismo” [Ian Steedman, Marx dopo Sraffa, 1980]

 

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