“Marx studiò particolarmente l’economia realizzata dal capitalista grazie alle invenzioni. Tuttavia l’applicazione di invenzioni di tipo meccanico o di altro genere non può comportare un aumento del prezzo delle merci; per contro essa facilita in larga misura l’impiego del lavoro collettivo (Marx, Il Capitale, III, p. 138). La tecnica è straordinariamente importante per la riproduzione. La continua trasformazione del profitto in capitale si compie ad ogni ciclo su una base complessivamente più ampia (Marx, Teorie sul plusvalore, I, p. 435). La tecnica predetermina le proporzioni in cui il processo produttivo può essere allargato. Da essa dipende anche il numero dei cicli che si rendono necessari affinché “il plusvalore monetizzato venga subito aggiunto di nuovo al valore-capitale in possesso” (Marx, Il Capitale, II, p. 84). L’impetuoso sviluppo della tecnica nell’ultimo trentennio del XIX secolo portò ad una rapida accumulazione, cui la produzione non riusciva a star dietro. D’altra parte i risparmi del singolo capitalista si rivelavano insufficienti per acquistare una tecnica ancora più potente e complessa. Perciò essa non poteva essere interamente applicata neppure mediante l’allargamento delle imprese. Di conseguenza sorsero società per azioni nell’industria estrattiva, quindi nella metallurgia, nell’industria chimica e tessile ecc.. Lo sviluppo delle società per azioni provocò un ulteriore sviluppo della tecnica. Esse consentiranno ad esempio di realizzare qui lavori in cui l’investimento di forza-lavoro e di tecnica veniva compensato solo in tempi lunghi, come era il caso della costruzione di lungo periodo di opere monumentali (Canale di Suez ecc.).” [A.A. Kusin, Marx e la tecnica, 1975]

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