“Potrebbe sembrare che, se il valore di una merce è determinato dalla quantità di lavoro spesa durante la produzione di essa, quanto più pigro o quanto meno abile fosse un uomo, tanto più di valore dovrebbe essere la sua merce, poiché egli avrebbe bisogno di tanto più tempo per finirla. Però il lavoro che forma la sostanza dei valori è lavoro umano eguale, dispendio della medesima forza lavorativa umana. La forza lavorativa complessiva della società che si presenta nei valori del mondo delle merci, vale qui come unica e identica forza-lavoro umana, benché consista di innumerevoli forze-lavoro individuali. Ognuna di queste forze-lavoro individuali è una forza-lavoro umana identica alle altre, in quanto possiede il carattere di una forza-lavoro sociale media e in quanto opera come tale forza-lavoro sociale media, e dunque abbisogna, nella produzione di una merce, soltanto del ‘tempo di lavoro’ necessario in media, ossia ‘socialmente necessario’. Tempo di lavoro socialmente necessario è il tempo di lavoro richiesto per rappresentare un qualsiasi valore d’uso nelle esistenti condizioni di produzione socialmente normali, e col grado sociale medio di abilità e intensità di lavoro. (…) Quindi è soltanto la ‘quantità di lavoro socialmente necessario’, cioè il ‘tempo di lavoro socialmente necessario per fornire un valore d’uso’ che determina la sua ‘grandezza’ di valore. Qui la singola merce vale in generale come esemplare medio del suo genere” (1) [Karl Marx, Il Capitale. Libro I. Il processo di produzione del capitale, 1973, pag 51-52] [(1) “Tutti i prodotti dello stesso genere costituiscono propriamente una sola massa, il prezzo della quale si determina in generale e senza riguardo alle circostanze particolari”. (Le Trosne, De L’intérêt social, p. 893)]

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