“Il marxismo anzitutto “ortodosso” della Seconda Internazionale tendeva nettamente a scindere il marxismo come scienza in senso positivistico e la politica socialista, con facilitazione per il processo di revisione in corso. Su ciò, fra le tante teorizzazioni rintracciabili nei teorici di tutti i partiti, scegliamo quella data da R. Hilferding nella prefazione a ‘Il capitale finanziario’: “Nella scoperta dei fattori che determinano la volontà delle classi consiste, secondo la concezione marxista, il compito di una politica scientifica, di una politica che sappia descrivere nessi causali. Come la teoretica, anche la politica del marxismo è esente da “giudizi di valore”. E’ pertanto concezione errata, anche se diffusa ‘intra et extra muros’, identificare senz’altro marxismo e socialismo. Poiché, considerato logicamente, visto soltanto come sistema scientifico – prescindendo cioè dalla sua efficacia storica – il marxismo è solo una teoria delle leggi del divenire della società: leggi che la concezione marxista applica all’epoca della produzione delle merci. (…) Ma riconoscere la validità del marxismo (che implica il riconoscimento della necessità del socialismo) non significa in alcun modo formulare valutazioni, né tanto meno significa additare una linea di condotta pratica. Poiché una cosa è riconoscere la necessità, altra cosa è porsi al servizio di questa necessità” (Rudolf Hilferding, Il capitale finanziario, 1909, edizione italiana 1961)” [Eleonora Leonetti Fiorani, Saggio di critica delle interpretazioni del lavoro di Marx-Engels, SD]

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