“Contrariamente a Marx, Veblen non ritiene di poter fidare in alcuna illusione avveniristica. Sia in Veblen che in Marx la concezione dell’uomo è una concezione “attiva”, richiama l’immagine di un animale operante e istituzionale, di un infaticabile ideatore e costruttore. Mentre però Marx ne delinea, proiettato nel futuro, un quadro tutto sommato idillico, di perfetta integrazione sì che ogni momento  estetico ed economico-utilitario appaiono fusi di là da ogni contraddizione in una splendida onni-dimensionalità (“l’uomo sarà cacciatore al mattino, pescatore nel pomeriggio”, ecc. ecc.), per Veblen il quadro è diverso, più realistico: vige una disciplina, onni-comprensiva, cioè (Veblen non lo dice ma lo si può legittimamente ricavare dai suoi testi) transideolologica, con effetti emergenti ovunque il processo meccanico faccia la sua comparsa storica; (…)” [introduzione di F. Ferrarotti a T. Veblen, Opere] [in G. Gianotti, Lo sviluppo della teoria sociale negli Stati Uniti, 1976]

 

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