“Vi è dunque un principio di verità – anche in questo caso – nell’oggettivismo hegeliano, nel suo antifichtismo. Il dominio dell’oggetto viene di solito guardato sospettosamente dalle filosofie idealistiche, nota Adorno: «Il soggettivismo filosofico accompagna ideologicamente l’emancipazione dell’io borghese come sua fondazione» (74). Ma non basta certo tale soggettivismo a esplicare una funzione antiideologica: esso fallisce nei limiti in cui non riesce a penetrare l’in sé del mondo, vale a dire il feticismo delle merci e la sua riflessione. Non va smarrito, però, neanche l’altro versante del discorso: «Malgrado il primato dell’oggetto la cosalità (‘Dinghaftigkeit’) del mondo è anche apparenza (‘Schein’). Essa svia i soggetti ad attribuire alle cose in sé il rapporto sociale della loro produzione, come viene sviluppato nel capitolo marxiano sul feticismo, veramente un pezzo dell’eredità filosofica classica tedesca. In esso sopravvive perfino il suo motivo sistematico: il carattere di feticcio non è imputato a una coscienza soggettivamente errante, bensì dedotto oggettivamente dall’apriori sociale, il processo di scambio» (75). Tutto il capitolo dedicato a Hegel in ‘Dialettica negativa’ rivolge tormentosamente questo problema del dominio dell’oggettività rispetto ai soggetti. Hegel è, allo stesso tempo, colui che per primo, con inconsueto ‘realismo’, ha descritto l’esistenza di meccanismi che si muovono al di sopra degli individui, pur se sono questi ultimi a metterli in movimento. La filosofia hegeliana, dal giovanile concetto di ‘destino’ al maturo concetto di ‘Volksgeist’, ribadisce l’esistenza di processi che funzionalizzano l’individualità, rendendola per ogni altro aspetto superflua. Il contributo dell’individualità alla realizzazione di obiettivi universali è infatti del tutto inconscio. «Ciò che si realizza tramite l’unico e molteplice è l’interesse dei molti eppure non lo è: essi possono farci sempre meno» (76). L’armonia del tutto – secondo una teoria che da Mandeville arriva fino a Smith e Kant – nasce solo dagli antagonismi: ma, di fatto, si realizza solo in quella sublimazione astratta-reale, che è lo spirito (la forma della riflessione del lavoro): «L’astrattamente universale del tutto, che esercita la coazione, è apparentato con l’universalità del pensiero, con lo spirito… l’universalità si afferma nella società solo con il mezzo dello spirito, l’operazione d’astrazione, che esso esegue in modo altamente reale. Entrambi convergono nello scambio, qualcosa insieme di soggettivamente pensato e di oggettivamente valido, in cui pure si oppongono inconciliate la oggettività dell’universale e la determinazione concreta dei singoli soggetti, proprio perché diventano commensurabili» (77). Il punto di riferimento più evidente del discorso di Adorno è il Marx dei ‘Grundrisse’, che, esaminando il movimento della circolazione, nota come in essa lo scambio si presenti come una ‘totalità’, «come processo sociale, e per quanto i singoli momenti di questo movimento provengano dalla volontà cosciente e dagli scopi particolari, tuttavia la totalità del processo si presenta come una connessione oggettiva che nasce naturalmente, che è bensì il risultato dell’interazione reciproca degli individui coscienti, ma non risiede nella loro coscienza, né, come totaltà, viene ad essi sussunta. La loro individuale collisione reciproca produce un potere sociale ‘estraneo’ che li sovrasta; la loro azione reciproca è un processo e una forza indipendenti da loro” (78)»” (pag 145-146) [Roberto Racinaro, ‘Hegel nella prospettiva di Bloch e Adorno’, ‘Critica marxista’, Roma, n. 2-3, marzo-giugno 1975] [(74) T.W. Adorno, ‘Negative Dialektik’, cit., p. 188 (tr.it., p. 169); (75) Ibidem, (trad. it., pp. 169-170; (76) Ivi, p. 307 (tr. it., pp. 283-284); (77) Ivi, p. 308 (tr. it., pp. 283-284); (78) K. Marx, ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, p. 151]
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- Articolo pubblicato:13 Settembre 2026
