“Per Marx ed Engels bisognava quindi appoggiare la causa delle nazioni e nazionalità, grandi e piccole, europee ed extraeuropee, non considerate però fini a se stesse, come entità politiche e culturali in sé strutturate, ma solo in rapporto agli obiettivi della rivoluzione mondiale, solo in quanto favorissero «oggettivamente» tale rivoluzione. All’inizio degli anni Ottanta del secolo XIX tutti i principali Paesi europei si lanciarono in una nuova espansione coloniale. Georges Haupt (21) ha distinto tre fasi all’interno delle posizioni assunte su questo problema dalla Seconda Internazionale, nelle quali spesso si alternano il sostanziale disinteresse (essendo le attenzioni dei dirigenti dei vari partiti socialisti rivolte pressoché esclusivamente alle condizioni della classe operaia in Europa) e il permanere dei pregiudizi eurocentrici presenti anche all’interno della tradizione operaia, vedendo la colonizzazione come uno degli scopi della civiltà europea, che andava ripreso e fatto proprio dal movimento socialista (22). Dal 1908 in poi si assiste però alla presa di coscienza di un nuovo fenomeno: il risveglio dei popoli d’Oriente e, in particolare, dell’Asia (l’ascesa de Giappone, i primi fermenti di resistenza in India, la conquista del potere da parte dei «giovani turchi» nel 1908, la rivoluzione iraniana e soprattutto, dopo il 1911, gli avvenimenti cinesi). Il primo a rendersi conto di quanto stava accadendo in Oriente è Lenin, che non soltanto sottolineerà, fin dal 1908, «il risveglio dello spirito di resistenza e opposizione tra le masse oppresse dei Paesi coloniali», ma inviterà anche a sviluppare «l’agitazione tra le masse contro il saccheggio delle colonie» (23). La guerra avrebbe finito per provocare la scissione dell’Internazionale. La scoperta, da parte di Lenin, del ruolo che i popoli colonizzati potevano svolgere nel processo strategico della rivoluzione mondiale influenzerà in modo decisivo la politica della III Internazionale (24): «Ciò significa forse che l’Occidente materialista è putrefatto e che la luce splende solo dall’Oriente mistico, religioso? No. Proprio l’opposto. Significa che l’Oriente si è incamminato definitivamente sulla via dell’Occidente, che altre ‘centinaia e centinaia di migliaia’ di uomini parteciperanno d’ora innanzi alla lotta per quegli ideali per i quali l’Occidente ha cessato di battersi» (25). Anche per i bolscevichi l’emancipazione dei popoli soggetti alla dominazione coloniale rimane però sempre subordinata alla rivoluzione in Europa (…)” (pag 168-170) Giovanni Scirocco, ‘Jan Romein, la sinistra e il mito del secolo dell’Asia’, (in) ‘Storia e storici d’Europa nel XX secolo’, a cura di Maria Matilde Benzoni e Brunello Vigezzi, Edizioni Unicopli, Milano, 2001] [(21) G. Haupt, ‘Europa socialista e Asia coloniale’, in Id., ‘L’Internazionale socialista dalla Comune a Lenin, Torino, 1978, pp. 146-184. Cfr. anche su questo tema. F. Andreucci, ‘Engels, la questione coloniale e la rivoluzione in Occidente’, Studi storici , XII, 1971, n. 3, pp. 437-479: (…); (22) Cfr. a questo proposito, il dibattito al congresso di Stoccarda del 1907, che vide il duro intervento di Kautsky per impedire l’affermazione della tesi che riteneva fosse necessario adottare per i paesi arretrati dell’Asia e dell’Africa non i tradizionali obiettivi socialisti, ma un programma «coloniale»; (23) ‘Sostanze infiammabili nella politica mondiale’, “Proletarij”, 23 luglio 1908, poi in V.I. Lenin, ‘Opere complete’, vol XV, Roma, 1967, p. 183. Cfr. anche ‘L’Europa arretrata e l’Asia avanzata’, in ‘Pravda’, 18 maggio 1913, poi in ‘Opere complete’, vol. XIX, cit., pp. 81-82; (24) «Non stupisce, dunque, se uno dei primi atti del governo sorto dalla rivoluzione d’Ottobre fu la Dichiarazione dei diritti dei popoli in Russia (2-15 novembre 1917), seguita qualche settimana dopo da un appello ‘A tutti i lavoratori musulmani della Russia e dell’Oriente’ (24 novembre – 7 dicembre (…)’ (R. Gallissot, ‘L’imperialismo e la questione nazionale e coloniale dei popoli oppressi’, in ‘Storia del marxismo’, vol. III, ‘Il marxismo nell’età della III Internazionale, t. II. Dalla crisi del ’29 al XX Congresso’, Torino, 1981, pp. 847-852; (25) Lenin, ‘Democrazia e populismo in Cina, ‘Nievskaia Zviezdà’, 15 luglio 1919, poi in ‘Opere complete’, vol. XVIII, cit., p. 153]