“Tre lettere di Marx a Heine (I-III) (a). I. “Parigi, 12 gennaio 1845. «Caro amico, spero domani di aver ancora tempo per vederLa. La mia partenza avrà luogo lunedì. Il libraio Leske è stato ora da me. Pubblicherà un trimestrale a Darmstadt esente da censura (1). Io, Engels, Hess, Herwegh, Jung, ecc. collaboriamo. Mi ha pregato di parlarLe perché cooperi: poesia o prosa. Lei certamente non rifiuterà, dato che noi dobbiamo utilizzare ogni possibilità di inserirci in Germania. Di tutte quelle persone che lascio qui, quel che più mi rincresce è lasciarmi dietro Heine. Io La impacchetterei volentieri appresso a me. Saluti per me e mia moglie la Sua consorte. Suo K. Marx»”; II. “Bruxelles, 24 marzo 1845. «Caro Heine, mi scusi, ho una quantità di seccature alla dogana, se oggi Le scrivo solo alcune righe. Püttmann a Colonia La sollecita per mio mezzo a spedire senz’altro alcune poesie (forse anche la Sua flotta tedesca?) (2) per il ‘Jahrbuch di Darmstadt, che appare ‘senza censura’. Per questa faccenda può usare il mio indirizzo. Il termine massimo – ma probabilmente Lei ha subito qualcosa a portata di mano – è tre settimane. Mia moglie invia molti saluti Lei e alla Sua consorte. L’altro ieri sono stato alla locale Administration de la sûreté publique (3), dove ho dovuto dichiarare per scritto che non pubblicherò nulla in Belgio sulla politica del giorno. Renouard e Börnstein hanno fatto stampare a Parigi, dando come luogo d’edizione New York, il suo ‘Wintermärchen’ e lo hanno messo in vendita qui a Bruxelles. Questa riproduzione non autorizzata sempre che per giunta brulichi di errori di stampa. Di più la prossima volta. Suo Marx»”; III. “Bruxelles, 5 aprile 1846. «Mio caro Heine, approfitto del passaggio del latore di queste righe, il signor Annenkov, un russo molto gentile e colto, per farLe arrivare i miei migliori saluti. Qualche giorno fa mi è capitato per caso in mano un piccolo libello contro di Lei: lettere postume di Börne (4). Non lo avrei mai creduto così scipito, meschino e insulso, come è dato leggere lì nero su bianco. E che misera scemenza è poi l’aggiunta di Gutzkow, ecc. Scriverò su una rivista tedesca un’ampia critica del Suo libro su Börne (5). Un trattamento più balordo di quello riservato a questo libro dai somari cristiano-germanici, non è possibile rintracciarlo quasi in nessun periodo letterario, eppure nessun periodo in Germania manca di balordaggini. Se Lei dovesse avere ancora qualcosa di «speciale» da comunicarmi a proposito del Suo scritto, lo faccia rapidamente. Suo K. Marx»” (pag 295-296) [Heinrich Heine, a cura di Fritz Mende, ‘La scienza della libertà. Scritti politici’, appendice, Editori Riuniti, Roma, 1972] [(a) Queste tre lettere di Marx a Heine furono pubblicate per la prima volta da Gustav Mayer nell’ ‘Archiv für die Geschichte des Sozialismus und der Arbeiterbewegung’, Lipsia, 1921; (1) I ‘Rheinische Jahrbücher zur gesellschaftlichen Reform’, di cui sarebbero usciti due numeri sotto la direzione di Hermann Püttnam, non erano soggetti alla censura preventiva in quanto superavano i venti fogli di stampa; (2) Molto probabilmente Marx intende la poesia ‘Unsere Marine’ (La nostra marina) in cui Heine metteva in ridicolo il liberalismo astratto e utopistico dei democratici tedeschi del tempo; (3) Amministrazione della pubblica sicurezza; (4) Il «libello» era il volume ‘Ludwig Börne’s Urtheil über H. Heine’, apparso a Francoforte nel 1840. Si trattava di una raccolta di passi esclusi dai ‘Pariser Briefe’ di Börne e dai suoi eredi letterari pubblicati come risposta al ‘Ludwig Börne’ di Heine. Con tale iniziativa si voleva ridurre il contrasto politico-ideologico fra il poeta e Börne al livello di una inimicizia di carattere personale. In appendice al volume erano riuniti brani di vari autori sotto il titolo ‘Stimmer über H. Heine’s letztes Buch, aus Zeitblättern’ (Voci sull’ultimo libro di H. Heine, tratte da periodici; (5) Questa intenzione di Marx, a quanto si sa, non fu poi tradotta in pratica]