“Dopo i primi contributi interpretativi di matrice liberale, bisognerà giungere al 1927, anno dell’arresto di Gramsci, per trovare altri scritti dedicati, in tutto o in parte , al dirigente sardo, fatta eccezione per un articolo di Ruggero Grieco apparso nel 1924 sulla rivista ‘Prometeo’. L’articolo di Grieco è interessante per più versi, innanzitutto per il momento della storia del Pcd’I in cui si collocava e per il ruolo che l’autore interpretava nell’ambito della dialettica interna al partito. Si era infatti nella fase di passaggio dalla direzione bordighiana a quella del nuovo gruppo dirigente che Gramsci aveva aggregato attorno alle sue posizioni politiche (28). Bordiga, in disaccordo sia con la nuova direzione che con la politica del Komintern, aveva rifiutato di ricoprire cariche dirigenti e di far parte delle liste comuniste per le elezioni dell’aprile 1924. Otteneva però l’autorizzazione a fondare a Napoli una «rivista di cultura marxista», ‘Prometeo’ appunto, che pur non essendo organo del partito vi rappresentava certo una voce autorevole. Grieco era stato di Bordiga il più stretto collaboratore. Pur essendo dimissionario al Comitato centrale, aveva accettato, al contrario del leader napoletano, di lavorare al «centro» del partito, nell’ufficio stampa e propaganda. In questa situazione, il ritratto di Gramsci che la rivista ospitava nel suo secondo numero non poteva che rispecchiare la posizione contraddittoria dell’autore, stretto tra la coerenza con le tesi della «sinistra» e l’apertura alle posizioni del «centro», verso cui andava maturando un problematico processo di avvicinamento. Grieco rievocava innanzitutto la formazione culturale di Gramsci e la strada da lui percorsa nel suo approdo al marxismo. Venivano ricordati Croce e Gentile, si rilevava che Gramsci «è giunto a Marx dalla cattedra di Hegel», e quindi «è giunto al marxismo, in certo senso, allo stesso modo con cui vi giunse Marx», anche se questa non era considerata da Grieco la «strada maestra», ovvero quella tracciata dalle «leggi deterministiche che vi trascinano i salariati (la forma scientifica dell’accolitismo comunista [(a)])» (29). Respingendo la «calunnia» di un Gramsci interventista all’inizio della prima guerra mondiale, pur affacciando l’ipotesi che su tale questione il giovane sardo avesse avuto «un dubbio», Grieco ricordava la presenza di Gramsci alla riunione della frazione intransigente-rivoluzionaria a Firenze, nel novembre del 1917, e poi l’esperienza dell’ ‘Ordine nuovo’, al quale, nonostante le «tracce d’idealismo» presenti, dovevano essere ascritti meriti che andavano al di là del risultato immediato. Era tuttavia qui che con più forza riaffiorava l’eco della polemica che aveva visto il gruppo dei giovani torinesi opposto a quello della rivista ‘Soviet’ di Bordiga” (pag 111-112) [Guido Liguori, ‘Gramsci negli scritti dei suoi contemporanei (1922-1937)’, Critica marxista, Roma, n. 4, luglio-agosto 1986] [(28) Cfr. P. Spriano, ‘Storia del partito comunista italiano’, volume I: ‘Da Bordiga a Gramsci’, Torino, Einaudi, 1967, pp. 291 e sgg.; (29) R. Grieco, ‘Gramsci’, in ‘Prometeo’, 1924, n. 2, p. 29] [(a) ‘accòlito (ant. acòlito) s. m. [ndr: ‘dal lat. eccles. acolythus, «compagno di viaggio», – Chierico che ha ricevuto l’accolitato; nell’antica liturgia aveva il compito, tra l’altro, di servire il diacono, di assistere il celebrante sull’altare e di accompagnare il vescovo’ (f. Treccani)]