“Anche in Proudhon, come in Rousseau, le teorie prendono corpo in espressioni spesso paradossali e esagerate; raramente assumono un tono distaccato e misurato. le passioni e i sentimenti sembrano sempre prevalere sulle esigenze scientifiche, che si sviluppano in stretto accordo con i primi. Proudhon si sforza di unire lo spirito di Voltaire a quello di Rousseau, ma rimane fondamentalmente vicino a quest’ultimo. Alla base poi dell’aspetto stilistico delle loro dottrine si profila la finalità educativa con la quale essi identificano il compito della filosofia; e le prove delle loro teorie, avanzate con tono didascalico perentorio, sono rivolte non ad una ristretta cerchia di dotti, ma all’intera umanità. Ma se l’intera umanità ha recepito in qualche misura la dottrina di Rousseau, non può dirsi altrettanto di quella di Proudhon, la cui influenza, circoscritta all’ambito delle sue dottrine mutualistiche e federalistiche (gli aspetti che sottolineano la sua maggiore originalità), è stata offuscata da altre correnti di pensiero. L’influenza proudhoniana nell’ambito delle organizzazioni operaie è stata neutralizzata da quella di Marx, il quale, facendo leva non sulla rigenerazione totale dell’umanità, ma sull’organizzazione efficiente di una parte di essa contro la restante, poteva contare sull’appoggio che la speranza di soddisfazione concreta dei bisogni e interessi avrebbe dato alla sua dottrina. Il pensiero di Proudhon, che contribuiva alla formazione della coscienza della dignità di ogni uomo, e in particolare dei lavoratori, non offriva, a questi ultimi la possibilità di servirsi della forza contro la resistenza dei privilegi costituiti e li lasciava alla lenta, faticosa ascesa individuale e mutualistica richiedente una tempra non certo comune e analoga a quella di Proudhon, fu facilmente soffocato dalle istanze marxiste. Nei confronti del pensiero rousseauviano, anch’esso fondamentalmente morale, ma espresso in un modello politico cui tutte le moderne democrazie hanno attinto, il pensiero di Proudhon, che intendeva spostare sul piano economico il messaggio politico rousseauviano, è stato offuscato da quello di Marx” (pag 157-158) [Silvia Rota-Ghibaudi, ‘Proudhon e Rousseau’, Dott. A. Giuffrè Editore, Milano, 1965]