“Come Zwingli, anche Gaismayr era convinto che la fede non è un prodotto dell’uomo, ma che dev’essere testimoniata dall’uomo e, ad un tempo con ottimismo umanistico e con il radicalismo di un vero rivoluzionario, aveva ideato senza compromessi un nuovo ordinamento sociale. Lo zurighese e il ‘Bauernführer’ avevano concordato un piano militare contro gli Asburgo, pur avendo finalità diverse: l’uno in difesa della riforma religiosa, contro l’Austria che era la sola potenza estera capace de decisa di minacciare quanto si era compiuto nei cantoni svizzeri d’indirizzo evangelico (1); l’altro con fini più politici, per liberale la sua patria dall’oppressione asburgica e dall’ibrido temporalismo chiesastico. In realtà, Michael Gaismayr, dopo la tragica conclusione della prima rivolta contadina ben aveva capito che non si sarebbe potuto conseguire un duraturo successo se, oltre a fissare un radicale programma politico-sociale, non si fosse inserita la lotta di liberazione del territorio trentino-tirolese nel contesto di una vasta ed efficiente coalizione (2) antiasburgica. L’attività di Gaismayr, appunto per predisporre ed an zi creare le condizioni favorevoli e indispensabili a questo scopo, fu molto intensa nei primi mesi del 1526 e dimostrò non solo il suo affascinante prestigio sulle masse contadina, disposte ancora ad insorgere nonostante la crudele repressione appena subita, ma anche un’eccezionale forza di carattere. Da lui erano organizzati e a lui facevano capo segretamente i movimenti contadini svizzeri, dal Prätigau nei Grigioni (3) all’Appenzell, e quelli austriaci dall’Allgäu al Vorarlberg (4) e soprattutto nel territorio tirolese, dove si tenevano preparati e attendevano il segnale della rivolta i vecchi compagni di fede e di lotta, fra cui Peter Passler (5) e Hans Gaismayr fratello di Michael” (pag 129-130) [Aldo Stella, ‘La rivoluzione contadina del 1525 e l’utopia di Michael Gaismayr’, Liviana editrice, Padova, 1975, 1980] [ (1) Vasella, ‘Bauernkrieg…’, p. 57; (2) Secondo Engels (‘La guerra dei contadini …’, p. 150-151, furono appunto «il frazionamento locale e provinciale e la limitatezza di vedute, locale e provinciale anch’essa, che ne derivava», la causa dell’insuccesso della rivoluzione contadina; (3) Come si è già detto, Gaismayr. era riuscito ad agitare il Prätigau «fino alla disobbedienza»; cfr. Vasella, ‘Ulrich Zwingli und Michael Gaismair…’, p. 402); (4) Ivi, p. 405; (5) Hollaender, ‘Neues über den Bauernrebell…’, p. 348-349]