“Come rivelano le opere, Marx oscillò tutta la vita tra un’interpretazione dell’ ‘Aufklärung’ come fatto politico-istituzionale, evento chiave all’origine dell’autonomizzazione dello Stato e dell’affrancamento e separazione dalla società civile con la creazione di una sfera pubblica e di una sfera privata, e un’interpretazione, invece, dell’Illuminismo come fatto sociale e ideologico intrecciato all’ascesa della borghesia. Tutti i suoi ripensamenti e in particolare i non lievi mutamenti di giudizio a proposito della Rivoluzione francese videro sempre in primo piano il nesso teleologico tra Lumi e Rivoluzione (31). Nella ‘Questione ebraica’ del 1843, ad esempio, in aperta polemica con Bruno Bauer e quegli hegeliani liberali che egli amava definire con ironia «gli illuministi tedeschi dell’anno 1842» (32). Marx procedeva a smascherare impietosamente «i limiti della emancipazione politica (‘die politische Emanzipation’)» fulcro autentico del loro programma di lotta. La gloriosa conquista illuministica della dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (eguaglianza, libertà, sicurezza, proprietà) che essi propugnavano ancora come una meta da raggiungere per la Germania era in tal senso ricondotta all’affermazione dei diritti dell’uomo egoista che scambiava i suoi desideri per valori universali, dell’uomo atomizzato e separato dagli altri, estraniato nel seno stesso della sua comunità ed esponente di quella nuova società civile scoperta e descritta negativamente nei lavori di Hegel in polemica con gli illuministi che la vedevano come espressione ultima della ‘Civilisation’. Citando espressamente quest’ultimo, Marx considerava la «rivoluzione politica» determinata dall’ ‘Aufkflärung’ con il superamento della feudalità e degli antichi privilegi della comunità dell’antico regime come «la rivoluzione della società civile». La genesi della società civile con la relativa sua scissione dallo «Stato politico (‘der politische Staat’)» e l’emergere degli egoismi individuali legittimati dall’utilitarismo costituivano quindi il vero grande prodotto storico dei Lumi. L’uomo egoista di quella società aveva tuttavia finito con il rimanere vittima della sua stessa apparente libertà scambiando l’obiettivo finale dell’emancipazione umana (cioè «ricondurre il mondo umano, i rapporti umani all’uomo stesso», secondo lo schema di Rousseau) con l’emancipazione politica (cioè la «riduzione dell’uomo, da un lato, a membro della società civile, all’individuo egoista e indipendente, dall’altro, al cittadino, alla persona morale») (33). Alla Germania – paradossalmente proprio in virtù della sua arretratezza politica e civile – spettava secondo Marx il compito storico di andare oltre la Rivoluzione francese, verso la piena conquista dell’emancipazione umana e il superamento della scissione dell’uomo politico dall’uomo sociale: «l’emancipazione del tedesco à l’emancipazione dell’uomo. La testa di questa emancipazione è la filosofia, il suo cuore è il proletariato»” (pag 537-538) [dalla postfazione di Vincenzo Ferrone e Daniel Roche a ‘L’illuminismo. Dizionario storico’, a cura di Vincenzo Ferrone e Daniel Roche, Laterza, Roma Bari, 1997] [(31) Uno strumento prezioso per seguire questi mutamenti è il lavoro di F. Furet, ‘Marx e la rivoluzione francese’, tr. it., Milano, 1989; (32) La definizione di «illuministi tedeschi» ricorre in K. Marx e F. Engels, ‘La sacra famiglia’, in ‘Opere complete’, tr.it., Vol. IV Roma, 1972, p. 149. Le espressioni originali in tedesco riportate nelle successive citazioni sono state tratte da K. Marx-F. Engels, ‘Werke’, 40 voll., Berlin, 1974-79; (33) Cfr. Marx, ‘La questione ebraica’, in Marx-Engels, ‘Opere complete’, tr.it., Vol, III, Roma, 1976, p. 182; (34) Cfr. Id., ‘Per la critica della filosofia del diritto di Hegel’, ivi, p. 204]
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- Articolo pubblicato:19 Marzo 2026
