“La storia della dottrina e del partito politico non devono nulla a questo maestro elementare di Benevento [Pasquale Martignetti, ndr], degradato a scrivano, clamorosamente processato, sempre in bilico tra carcere ed emigrazione: perfino le sue traduzioni, a cui dedicò tutta la vita, appaiono insufficienti ed approssimative nel giudizio del Turati. E tuttavia il Martignetti di ‘certo’ socialismo italiano, diciamo meglio di ‘certa’ protesta umana contro la menzogna borghese e la filistea e prepotente ipocrisia di una classe immeritatamente dirigente: è un personaggio involontariamente artistico, nella sua mediocrità. È l’espressione di una società generosa e schiacciata che anelava a risalire la china ed è restata compressa, sbriciolata in onore delle magnifiche sorti della borghesia liberale. Ed è un grande merito di Engels aver intavolato e mantenuto con questo sventurato una corrispondenza assidua d’indole esclusivamente etica, un illustre e ricco sapiente che conforta, consiglia, soccorre con affabilità discreta e premurosa uno sconosciuto che trascina gli anni nel far conoscere ai compatrioti le basi del socialismo scientifico moderno, compatrioti che lo ripagano con distratta sufficienza. Proscritti non solamente politici, ma civili, ricordò Engels, i socialisti, specialmente se intellettuali, perché reputati in tal caso altresì disertori dal loro ceto naturale: e questo ammonimento, paterno nella forma ma così fermo nella sostanza, ha ‘mutatis mutandis’ un significato attualissimo anche per noi: qualcosa, comunque, di estremamente diverso dal carteggio scintillante ed intellettualissimo che, a partire dal marzo 1890, Engels cominciò ad intrattenere col Labriola” (pag 1320) [Antonio Pellicani, ”Il marxismo e l’internazionale’ di Ernesto Ragionieri, Editori Riuniti, Roma, 1968, p. 310′. (Recensioni), Rivista ‘Problemi del socialismo’, n. 35-36, ott.-nov. 1968]

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