“In the debate over Britain’s overwork culture, we often forget the issue’s long historical roots. The negotiations over working time was central to the emergence and development of the trade union movement in industrial capitalism. Karl Marx saw clearly in the mid-nineteenth century how the politics of time was essential to freedom: «The shortening of the working day [is the] basic prerequisite [for] that development of human energy which is an end in itself, the true realm of freedom» (25). Time and pay were the two variables over which unions struggled with bosses, and arguably they were more successful on the former than the latter. In 1923 the TUC concluded that reduced working hours was ‘the principal advantage secured by over sixty years of trade union effort and sacrifice – the most important achievement of industrial organisation’. Historian James Arrowsmith calculates that from 1856 to 1981 the average total of hours spent at work over the course of a forty-year working life in Britain dropped from 124.000 to 69.000. The historic decline was halted in the early nineties at an average of 68,440. But this figure masks the increasing polarisation of work into the work-rich, time-poor and the work-poor, time-rich. While one-fifth of all households have no one in paid employment, as many as two-fifths are working harder than ever, and suffer from the big squeeze. The trade union battle to reduce working hours lasted intermittently for nearly two centuries. Children’s labour was the first battleground which established the principle of the state intervening to regulate working hours” (pag 19) [Madeleine Bunting, ‘Willing Slaves. How the Overwork Culture Is Ruling our Lives’, Harper Perennial, London, 2005] [(25) Karl Marx, ‘Selected Writing’, p. 497, quoted in J. Arrowsmith, ‘The Struggle Over Working Time in Nineteenth and Twentieth-Century Britain’, Historical Studies in Industrial Relations’, 13, spring 2002] [Madeleine Bunting, Willing Slaves. How the Overwork Culture Is Ruling our Lives’, Harper Perennial, London, 2005] “Nel dibattito sulla cultura del superlavoro britannico, spesso dimentichiamo le lunghe radici storiche della questione. I negoziati sull’orario di lavoro sono stati fondamentali per l’emergere e lo sviluppo del movimento sindacale nel capitalismo industriale. Karl Marx ha visto chiaramente a metà del diciannovesimo secolo come la politica del tempo [lavorativo] era essenziale per la libertà: «L’accorciamento della giornata lavorativa [è il] prerequisito di base [per] quello sviluppo delle energie umane che è fine a se stesso, il vero regno della libertà» (25). Tempo di lavoro e salario erano le due variabili su cui i sindacati hanno lottato con il padronato, e probabilmente hanno avuto più successo sul primo rispetto al secondo. Nel 1923 il TUC concluse che la riduzione dell’orario di lavoro era “il vantaggio principale assicurato da oltre sessant’anni di lotte sindacali e sacrifici – il risultato più importante dell’organizzazione industriale”. Lo storico James Arrowsmith calcola che dal 1856 al 1981 il totale medio delle ore trascorse al lavoro nel corso di una vita lavorativa di quarant’anni in Gran Bretagna è passato da 124.000 a 69.000. Il declino storico è stato arrestato nei primi anni novanta con una media di 68.440. Ma questo dato nasconde la crescente polarizzazione di lavoro-ben pagato, tempo-ridotto e lavoro-mal pagato, tempo di lavoro abbondante. Mentre un quinto di tutte le famiglie non ha nessuno con un’occupazione retribuita, ben due quinti lavorano più duramente che mai e soffrono per la forte compressione. La battaglia sindacale per ridurre l’orario di lavoro è durata in modo intermittente per quasi due secoli. Il lavoro minorile è stato il primo campo di battaglia che ha stabilito il principio dell’intervento dello Stato per regolare [per legge l’orario di lavoro” (pag 19) [Madeleine Bunting, ‘Willing Slaves. Come la cultura del superlavoro sta dominando le nostre vite’, Harper Perennial, London, 2005] [( 25) Karl Marx, “Selected Writing”, p. 497, citato in J. Arrowsmith, “La lotta sull’orario di lavoro nella Gran Bretagna del XIX e XX secolo”, Studi storici nelle relazioni industriali “, 13, primavera 2002]

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