“Il fatto è che quando Engels polemizzava contro Mazzini sconfessando Bakunin, si era già sul punto di rottura anche con quest’ultimo. Di congresso in congresso Marx perdeva terreno a vantaggio dell’anarchico. «Questo russo – scriveva ad Engels – è chiaro, viole diventare il dittatore del movimento operaio europeo. Che vada con precauzione, altrimenti verrà scomunicato ufficialmente». Ed Engels ribatteva: «Se questo maledetto russo pensa realmente, con tutti i suoi intrighi, di porsi alla testa del movimento operaio, è venuto il momento di metterlo in condizione di non nuocere» (12). Era evidente che la serpe cominciava a rivoltarsi. Su per giù nella stessa epoca Bakunin scriveva al suo amico Herzen: «Potrebbe accadere, anche a breve scadenza, che venga iniziata una lotta contro di lui (Marx), non per l’offesa personale … ma per quel che riguardo il comunismo di stato, del quale egli stesso, ed i partiti inglese e tedesco che egli dirige, sono appassionati fautori. Allora sarà una lotta a morte» (13). Ed era naturale che Marx ed Engels ne prevenissero gli assalti. Mazzini sapeva dei contrasti in tema di principi e di dottrine, ma probabilmente ignorava le insidie e gli odii personali che travagliavano i suoi detrattori, con propositi di eliminazione reciproca. Son cose venute chiaramente a luce dopo la sua morte. Il ‘Carteggio’ di Marx-Engels, come le lettere di Bakunin, nonché le rivelazioni postume nelle memorie di Guillaume, di Nettlau e d’altri, hanno configurato ai posteri la realtà aggrovigliata e soffocante dell’Internazionale negli ultimi tempi” [Francesco Fiumara, ‘Mazzini e l’Internazionale. Contatti, rapporti, polemiche’, Nistri-Lischi, Pisa, 1968] [(12) Carteggio Marx-Engels, lettere di luglio 1869; (13) V. García, ‘L’internazionale operaia’, pp. 76, 77 (a)] [(a) L’anarchico García scrive tra l’altro nel suo libro ‘L’Internazionale operaia’ a proposito de ‘Il secondo Congresso dell’AIT, 2 settembre 1867, Losanna’: “Il numero dei delegati era aumentato rispetto a quello di Ginevra. Furono 72 e, giustamente – osserva G.D.H. Cole – l’assemblea tornò ad essere un Congresso franco-svizzero. Infatti, 37 delegati erano svizzeri e 20 francesi. Le risoluzioni, di conseguenza, stavano per essere influenzate dal pensiero proudhoniano. Marx, il quale si mostrava più ottimista di quanto non lo fosse in occasione del Congresso di Ginevra, non poté che accusare il colpo e già pensava di contrastarlo a Bruxelles nel Terzo Congresso. Scriveva infatti ad Engels l’11 settembre: «Nel prossimo congresso di Bruxelles, io personalmente dirigerò la faccenda e darò il colpo finale a questa caterva di proudhoniani». Ed Engels questo grande dispregiatore della base – come lo era lo stesso Marx – gli risponde, covando le stesse speranze e sottolineando con una certa dose di cinismo: «Tuttavia, fino a quando il Consiglio Generale avrà sede a Londra, tutte queste risoluzioni (le proudhoniane) non sono che una perdita di tempo» (pag 39)”. García, per anni esponente della Confederacion Nacional de Trabajo, CNT, è stato chiamato “il Marco Polo dell’anarchia” ‘per l’aver portato il suo pensiero anarchico in giro per il mondo e per aver aperto la sua mente a tutte le culture del mondo’. E’ morto nel 1991. Victor García era uno pseudonimo. Il suo vero nome era Germinal Gracia (v. Victor Garcia, ‘Utopias y Anarquismo’, 1992) [ndr]

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