“Il progresso industriale ungherese fu accompagnato dal sorgere del socialismo. Lo sviluppo di questo movimento in Ungheria assomiglia per molti aspetti a quanto avvenne in Austria, fatte le debite proporzioni, s’intende, per il numero più ristretto della classe lavoratrice nella terra magiara. Il socialismo ungherese ebbe i suoi inizi verso la fine degli anni sessanta, ma subì delle restrizioni dopo la rivoluzione di Parigi del 1871 e limitazioni maggiori, in senso assoluto, intorno agli anni ottanta attraverso leggi simili a quelle emanate in Austria e in Germania. La nascita formale del movimento socialista ungherese avvenne nel 1890, ed il programma Hainfeld, adottato dai socialisti austriaci nell’anno precedente, venne ripreso come proprio dalla socialdemocrazia ungherese, la cui ‘leadership’ era formata da intellettuali in gran parte israeliti. Tanto in Austria che in Ungheria il partito socialista era dilaniato da lotte dottrinali. Secessioni e purghe erano ricorrenti e nel 1913 il partito fu sottoposto ad un completo sconquasso. Capo dell’ala rigidamente marxista era Ervin Szabó, che tradusse ‘Das Kapital’ di Marx ed altri testi della letteratura del socialismo scientifico in lingua magiara. Szabó considerava della massima importanza l’acquisizione alla causa socialista non solo dei lavoratori dell’industria ungheresi, ma anche delle masse rurali sottosviluppate; i suoi seguaci furono i capi della repubblica comunista ungherese del 1919, che ebbe breve durata. La stampa socialista, abilmente diretta, sosteneva gli interessi della classe lavoratrice, auspicava la riforma elettorale ed una legislazione sociale, esercitava una dura critica sulla politica ufficiale delle minoranze opponendosi all’economia capitalistica, all’alta burocrazia ed alla chiesa – tutto ciò, s’intende, entro gli stretti limiti consentiti dalle severe leggi sulla stampa. Il principale quotidiano socialista «Népszava» venne ripetutamente sequestrato per aver violato le norme che regolavano la stampa ed i suoi direttori vennero multati. Alle elezioni generali del 1905 candidati socialisti furono presentati in oltre cento collegi elettorali, e durante il susseguente conflitto costituzionale il ministero contrario alla coalizione concesse alla propaganda socialista una libertà maggiore di quanta ne avesse mai avuta prima. Ma quando si giunse ad un accordo tra la coalizione e la monarchia le leggi sulla stampa e sulle pubbliche riunioni vennero nuovamente applicate con severità contro i socialisti” [Arthur A. May, La monarchia asburgica, Bologna, 1973]

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