“Da Marx la sociologia della conoscenza deriva il suo principio basilare, cioè che la coscienza dell’uomo è determinata dalla sua esistenza sociale (5). Certo si è molto discusso su che genere di determinazione Marx avesse in mente. Si può dire che gran parte della grande «lotta con Marx», che caratterizzò non solo gli inizi della sociologia della conoscenza ma anche il «periodo classico» della sociologia in generale (soprattutto come si manifestò nelle opere di Weber, Durkheim e Pareto), era in realtà una lotta con una difettosa interpretazione di Marx compiuta da marxisti posteriori. Questa affermazione acquista una plausibilità ancor maggiore se si pensa che fu solo nel 1932 che gli importantissimi ‘Manoscritti economici e filosofici del 1844’ vennero riscoperti e che solo dopo la seconda guerra mondiale gli studiosi di Marx poterono valutare in pieno le implicazioni di questa riscoperta. In ogni modo, la sociologia della conoscenza ha ereditato da Marx non solo la più chiara formulazione del suo problema centrale, ma anche alcuni dei suoi concetti più importanti, fra i quali dovremmo ricordare soprattutto il concetto di «ideologia» (idee che servono come strumenti di costrizione nella realtà sociale) e quello di «falsa coscienza» (il pensiero che viene alienato dalla vera condizione sociale dell’individuo). La sociologia della conoscenza è stata particolarmente attratta dai concetti gemelli marxiani di «sottostruttura / sovrastruttura» (Unterbau / Uberbau). Su questo punto la controversia sulla corretta interpretazione del pensiero di Marx è stata particolarmente violenta; più tardi il marxismo ha preso la tendenza a identificare la «sottostruttura» con la struttura economica ‘tout court, di cui la «sovrastruttura» doveva quindi essere un diretto «riflesso» (come in Lenin, per esempio). E’ chiaro ora che questo travisa il pensiero di Marx, come dovrebbe farci sospettare il carattere essenzialmente meccanicistico piuttosto che dialettico di questo genere di determinismo economico. Ciò che interessava a Marx era che il pensiero umano è fondato sull’attività umana («lavoro», nel senso più largo della parola) e sulle relazioni sociali prodotte da questa attività. La migliore interpretazione di «sottostruttura» e «sovrastruttura» è di vederle rispettivamente l’una come l’attività umana, l’altra come il mondo prodotto da questa attività (6). In ogni modo, lo schema fondamentale di «sotto-sovrastruttura» è stato ripreso in varie forme dalla sociologia della conoscenza, a cominciare da Scheler, sempre sottintendendo che esiste una qualche sorta di rapporto tra il pensiero e un’altra realtà «sottostante» diversa dal pensiero. Il fascino di questo schema ha prevalso nonostante il fatto che una notevole parte della sociologia della conoscenza è stata formulata in esplicita opposizione al marxismo e che diverse posizioni sono state prese all’interno di essa riguardo alla natura dei rapporti tra le due componenti dello schema” [Peter L. Berger Thomas Luckmann, ‘La realtà come costruzione sociale’, Bologna, 1966, dall’introduzione: ‘Il problema della sociologia della conoscenza’] [(5) ‘Cfr. Karl Marx, ‘Scritti giovanili’, Roma, 1963, I. ‘Manoscritti economici e filosofici del 1844’ si trovano a pp. 225 ss.; (6) Sullo schema marxiano di ‘Unterbau / Uberbau’, cfr. Karl Kautsky ‘Verhältnis von Unterbau und Uberbau’, in ‘Der Marxismus’, a cura di Iring Fetscher, München, Piper, 1962, pp. 160 ss.; Antonio Labriola, ‘Die Vermittlung zwischen Basis und Überbau, ibidem, pp. 167 ss. (si tratta del saggio ‘Del materialismo storico. Delucidazione preliminare’, pubblicato a Roma, Ed. Riuniti, 1964, nel volume ‘Saggi sul materialismo storico’); Jean-Yves Calvez, ‘La pensée de Karl Marx, Paris, Ed. du Seuil, 1956, trad. it. ‘Il pensiero di Karl Marx’, Torino, Borla, 1966, pp. 432 ss.. La più importante riformulazione del problema compiuta nel ventesimo secolo è quella di György Lukács, in ‘Geschichte und Klassenbewusstsein’, Berlin, 1923, trad. it., ‘Storia e coscienza di classe’, Milano, Sugar, 1967. L’interpretazione data da Lukács del concetto di dialettica in Marx è tanto più notevole in quanto precede di quasi dieci anni la riscoperta dei ‘Manoscritti economici e filosofici del 1844’]

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