“Il mio scopo non è di estendere le idee filosofiche di Lenin al campo dell’estetica; intendo però richiamarmi ad esse per tutti quei frammenti che dimostrano un nesso diretto e sorprendente (a livello storico o teorico, oppure in entrambi i livelli) fra le considerazioni estetiche personali di Lenin che possono offrire all’estetica marxista moderna gli stimoli più fecondi. Debbo subito sottolineare che ritengo errato limitarsi alle idee estetiche che Lenin ha formulato negli anni 1905-1911, o mettere in luce principalmente il suo ‘Materialismo ed empiriocriticismo’. E’ noto che tale fu in particolare la tendenza all’estetica sovietica, ed ancor oggi è questa la presentazione che viene ritenuta più consona per la dottrina estetica di Lenin. Perfino alcune delle sue idee più elaborate nel 1918-1921, e cioè la polemica di Lenin con l’avanguardia futuristica e con il movimento costruttivista, vengono tuttora discusse sullo sfondo della sua «teoria del rispecchiamento», contrapposta all’empiriomonismo. ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ è senza dubbio un libro importante, ma il suo influsso sulle personali vedute estetiche di Lenin mi sembra sia stato decisamente esagerato. In tale opera Lenin è impegnato nella polemica sulle questioni della filosofia della natura e, benché egli vi assuma una posizione intenzionalmente polemica verso il cosiddetto «secondo positivismo», deve pur sempre parlarne il linguaggio. Prima del 1905 e dopo il 1914 Lenin fu principalmente assorbito dall’interesse nella dialettica, non dal problema del materialismo. Le sue analisi sulla struttura sociale e sul ruolo storico dell’individuo e del partito dei lavoratori (dirette contro ‘narodniki’ e «marxisti legali) formarono i fondamenti della sua filosofia dialettica della prassi. Ciò che Lenin scrisse sull’arte dopo il 1905 si fonda sui precedenti risultati teorici, non sulla contesa con Mach e Avenarius in merito ai significati di «materia» e di «esperienza». Con ciò non è mia intenzione affermare che ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ sia in contraddizione con i ‘Quaderni filosofici’. Ma è vero che esiste fra queste due opere una differenza fondamentale quanto all’atteggiamento e all’interesse di fondo. Perfino nei capitoli che affrontano il tema della verità assoluta e relativa (contro Bogdanov) Lenin, nel 1908-1909, non spingeva l’analisi fino alle radici ultime della questione centrale, e cioè il contesto ideologico del processo conoscitivo. E bisogna riconoscere che la teoria di Bogdanov costituiva un punto di partenza eccezionale per l’analisi critica. Lenin di consueto criticava i suoi avversari seguendo il consiglio di Marx di «superarli» (‘aufheben’), vale a dire col negare e al contempo assimilare il loro pensiero. Se in questo caso non poté farlo, la ragione va ricercata nella sua voluta unilateralità. In ogni caso, le vedute estetiche di Lenin sono radicate nel suo metodo dialettico – cosa che risulterà con chiarezza quando tratteremo della attività culturale da lui svolta dopo il 1917. Lenin non era un cultore di estetica, ed è stupida agiografia (certamente contraria al suo genio) farlo apparire, come ancora vorrebbero alcuni studiosi opportunisti, un pensatore sistematico in questo campo” [Stefan Morawski, ‘Il marxismo e l’estetica’, Roma, 1973] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]

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