“Kausky tentò di opporre alle unilateralità polemiche qualche punto di vista oggettivo. Ricordò che Marx ed Engels, pur se speravano nelle crisi, non perciò avevano ancorato le loro analisi economiche al millenarismo fideistico del grande crollo, e nemmeno (le due cose essendo connesse) all’altrettanto apodittica teoria dell’immiserimento crescente delle masse. Contestò anche, nel suo primo intervento contro i ‘Presupposti’ bernsteiniani, che la politica socialdemocratica fosse incentrata sul “crollo”: «Con una simile tattica, che farebbe dipendere il successo del nostro movimento da una crisi mondiale o una guerra mondiale o un’altra catastrofe mondiale imminente, per un partito socialista non si arriva a niente né in Germania né altrove» (Kautsky, 1899c, p. 1). La legge della crisi in quanto tale, proprio perché circoscritta in Marx alla dinamica delle crisi del capitalismo classico, non era potenziabile a modello assoluto. Era aperta a modifiche come ogni altra legge scientifica, non diversamente da quella del pauperismo crescente che, pur definita da Marx una «’legge assoluta, generale dell’accumulazione capitalistica’», ebbe anche l’immediata correzione limitativa che «come tutte le altre leggi essa è modificata nel corso della propria attuazione da molteplici circostanze» (Marx, 1867, trad.it, p. 705). Le “circostanze” furono, nella Germania de 1870-1900, un aumento costante dei salari e un decrescere della giornata lavorativa dalle dodici ore del 1870 alle dieci e mezza del 1900. Perciò Bernstein ricordava a Kautsky in una lettera del 25 giugno 1891 che «noi facciamo un uso veramente eccessivo della parola “miseria” e ci esponiamo al pericolo di esser confutati dalla storia» (IISG, p. 163). Furono insomma i nuovi dati di fatto a imporre una revisione del vecchio concetto di immiserimento. Ad esso Kautsky – insieme a Cunow (1898, p. 402) – aggiunse adesso la nozione più ampia di «immiserimento sociale». Il fenomeno globale nuovo è che la classe operaia «rimane esclusa in misura crescente dai progressi della cultura ch’essa stessa produce, il tenore di vita della borghesia sale più rapidamente di quello del proletariato, e quel che aumenta è il loro contrasto sociale» (Kautsky, 1899a, p. 118). Il significato profondo della dinamica degli “immiserimenti” restò però fuori dall’ottica della Seconda Internazionale. La dinamica era infatti quella dell'”alienazione”, ovvero l’esistenza estraneata vissuta dalle classi lavoratrici nelle forme più molteplici, a cominciare dall’onnipervasiva insicurezza che ne domina la vita. Su ciò però non si poteva sapere neanche quel che ne aveva detto il giovane Marx nei ‘Manoscritti economico-filosofici’ del 1844 (poiché vedranno la stampa solo nel 1932)” [Nicolao Merker, ‘Ortodossia e revisionismo nella socialdemocrazia’] [(in) Stefano Petrucciani, ‘Storia del marxismo. I.

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