“Il materialismo dialettico, “negazione della negazione”, riprende la concezione dialettica su basi naturalistiche e non si presenta più come filosofia ma come “semplice concezione del mondo che non ha da trovare la sua prova e la sua conferma in una scienza della scienza per sé stante, ma nelle scienze reali” (Antidühring, pag. 152). Sono le stesse scienze naturali infatti che confermano l’esistenza della natura prima dell’uomo e quindi di una materia priva di sensibilità, di cui la materia organica è solo un prodotto ulteriore frutto di un lunghissimo sviluppo, quando sostengono che “la terra esisteva in condizioni tali che né l’uomo né in generale qualsiasi altro essere vivente esisteva o poteva esistere su di essa”. Lenin confronta la posizione del materialismo dialettico con quella di Avenarius, Petzoldt e Willy, negando sia la tesi dell’uomo come termine centrale potenziale e attivo della coordinazione, cioè del legame indissolubile tra l’Io e l’ambiente, sia la tesi dell’aggiunta mentale del nostro intelletto che cerca di conoscere l’oggetto. A tale proposito afferma: “se noi “aggiungiamo mentalmente” noi stessi, la nostra presenza sarà immaginaria, mentre l’esistenza della terra prima dell’uomo è reale. Infatti l’uomo non ha potuto, per esempio, osservare come spettatore la terra incandescente, e “pensare” la sua presenza sulla terra incandescente è oscurantismo” (Materialismo ed Empiriocriticismo, pag. 67). E aggiunge: “L’importante, dal punto di vista gnoseologico, non è chiederci se possiamo in generale concepire un tal posto, ma se abbiamo il diritto di pensarlo esistente o esistito indipendentemente da un pensiero individuale qualunque” (ibidem, pag. 68). Ciò pone immediatamente il problema della conoscenza e quindi del rapporto tra essere e pensiero, tra “spirito” e natura. Porsi il problema della relazione tra le nostre idee sul mondo e il mondo reale stesso significa prima di tutto esprimersi sulla conoscibilità del mondo stesso. Engels sul problema della “cosa in sé” non solo riprende gli argomenti di Hume, Hegel, e Feuerbach contro la concezione kantiana della dualità tra noumeno e fenomeno, ma fa appello alla pratica, all’esperimento, all’industria, che permettono di dimostrare veridica la nostra conoscenza di un dato fenomeno col crearlo noi stessi e col farlo servire ai nostri fini. “Le sostanze chimiche si formano negli organismi animali e vegetali restarono “cosa in sé” fino a che la chimica organica non si mise a prepararle l’una dopo l’altra; quando ciò avvenne la cosa in sé si trasformò in cosa per noi…” (E. Feuerbach, in Lenin, pag. 90). Viene così negata l’inconoscibilità della “cosa in sé” e Lenin conclude: “1) Le cose esistono indipendentemente dalla nostra coscienza, indipendentemente dalla nostra sensazione, fuori di noi… 2) Non vi è né vi può assolutamente essere differenza di principio tra il fenomeno e la cosa in sé. La differenza è semplicemente tra ciò che è noto e ciò che non è ancora noto… 3) Nella teoria della conoscenza, come in tutti i campi della scienza, occorre ragionare dialetticamente, cioè non presupporre che la nostra conoscenza sia bell’e fatta e invariabile, ma esaminare in qual modo dall’ignoranza si passa alla conoscenza, in qual modo una conoscenza incompleta, imprecisata diventa più completa e più precisa” (ibidem, pag. 91-2)” [Eleonora Fiorani Fernando Visentin, Il problema della natura nel materialismo dialettico leniniano. La continuità dottrinaria tra Marx, Engels, Lenin e il significato della sua contestazione da parte dei teorici della sinistra “ufficiale”, 1966]  [V.I. Lenin – Materiali Bibliografici] [LBM*]

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