“Come si è cercato a suo tempo di mostrare, Gramsci aveva tutt’altra formazione, e non arrivò ad ovviare alla scarsa consuetudine giovanile con Labriola. Quanto ai precedenti, una conferma ulteriore viene dalle ‘Carte di Annibale Pastore’ (a curia di Fabio Bazzani, Firenze, Olschki, 1991, pp. 44 sgg.) e dalle ‘Lettere 1908-1926’ di Gramsci, appena raccolte (Torino, Einaudi, 1992) da Antonio A. Santucci. Se Pastore spendeva tante parole, in una lettera del 5 giugno 1924 (pp. 44 sgg.), per mettere in guardia lo scolaro e collaboratore Pietro Mosso contro l'”antikantiano (antiindividualista)” e “hegeliano (socialista di stato)” Gramsci, il legame di Mosso, anarchico e impegnato nella “Logica del Potenziamento”, con “Gramsci e C.ia”, doveva essere ben stretto. Il volume di Santucci risente della dispersione della corrispondenza in taluni periodi, ed anche della impropria inclusione di documenti politici in forma di lettera, come quello indirizzato il 14 ottobre 1926, a nome dell’Ufficio politico del Pcd’I, al Comitato Centrale del Pc dell’Urss. Ma lo studente in lotta con la miseria e la “noncuranza” (p. 38) del padre, e l’amore con Julca, lontana e già stranamente silenziosa, sono spaccati indimenticabili. Nel febbraio 1909 (lettera inedita), Gramsci chiedeva comunque che gli conservassero “tutti gli articoli che pubblicano sulla ‘Tribuna’”, e “specialmente” aspettava “un articolo di ‘Pascoli’ che hanno pubblicato un mesetto fa”. Il 2 novembre 1911 (inedita), voleva dei suoi libri, i “volumetti intitolati ‘Cultura dell’anima’”. Erano note altre lettere: la professione di ‘storicismo’, ossia ‘spontaneismo’, linguistico, economico, politico, del febbraio 1918; l’informativa del marzo 1918, a Giuseppe Lombardo Radice, sul “Club di vita morale”; il “Noi siamo nel filo della corrente storica e vinceremo perché ‘remiamo’ bene e abbiamo fermo il timone nelle mani”,  del 18 maggio 1923; il progetto di “attività editoriale” del 14 gennaio 1924, tutto marxista e sovietista; la “debolezza” del culto della personalità di Lenin, che “però è anche una forza”, dello stesso mese; la “lotta rivoluzionaria” del 19 aprile 1924, in cui “tutte le teorie sono implacabilmente distrutte dal fuoco stesso degli avvenimenti”. Inedita, del 30 giugno 1924, una delle non poche lettere sul fascismo che “agonizza”. Tutte le lettere in cui si trova citato Labriola erano edite. Si tratta di progetti, di un numero unico dell'”Ordine nuovo”, “dedicato ad Antonio Labriola e alla fortuna del marxismo in Italia” (10 dicembre 1923), e di un’edizione delle lettere di Labriola ad Engels, prima che la facesse Gustavo Sacerdote dell'”Avanti!!” (21 marzo 1924), e in vista di una ripresa dell'”Ordine nuovo” (14 ottobre 1926). Dell’unica passo riportato (pp. 308-309) non s’è mai trovata la provenienza. “Antonio Labriola ha scritto che aveva letto più di cento volte il ‘Manifesto’ e che ogni volta comprendeva qualcosa che prima non aveva capito, ed era Antonio Labriola”” [Giovanni Mastroianni, L’impaginazione dei Quaderni e le note su Labriola] [(in) ‘Belfagor’, Firenze, n° 5, 30 settembre 1992]

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