“Come mai, possiamo chiederci, Marx e poi Engels presenteranno a partire dal 1859 questo fatto così importante, la conquista del materialismo storico nel suo aspetto filosofico attraverso la critica della filosofia precedente, quasi come una faccenda ‘privata’ e di interesse biografico? A me sembra che la risposta ce la diano gli stessi fondatori del marxismo. Vi era stata la grande frattura del 1848 che segna in Germania la fine dell’hegelismo e di tutto ciò che era nato dalla sua disintegrazione teorica (anche per Feuerbach – dirà Engels – l'”anno 1848, che egli non comprese, segnò la rottura definitiva col mondo reale, il ritiro nella solitudine”). “Con la rivoluzione del 1848  la Germania “colta” dette congedo alla teoria e si pose sul terreno dell’attività pratica”, dirà ancora Engels (ma nello stesso tempo “andava perduto anche per la Germania colta quel grande senso teorico che aveva costituito la gloria della Germania nel periodo della sua più profonda decadenza politica, – il senso per l’indagine scientifica pura, indipendentemente dal fatto che il risultato raggiunto fosse praticamente utilizzabile oppure no, e fosse oppure non fosse contrario alle ordinanze di polizia”). Quando, alcuni decenni più tardi, i fondatori del marxismo avranno occasione di riprendere in modo diretto la polemica e la discussione filosofica, nell”Antidühring’ (1878), l’ambiente generale della cultura filosofica è profondamente diverso da quello della Germania fra la morte di Hegel e il 1848. La ‘Deutsche Ideologie’ e le altre opere “giovanili” rimaste inedite sarebbero ora, nel loro aspetto di polemica filosofica, del tutto inattuali; mentre intanto il materialismo storico e dialettico, nel suo complesso di dottrine e di applicazioni, si è grandiosamente sviluppato, la “critica dell’economia” è divenuta ‘Il capitale’, e dalla polemica politica sono uscite opere storiograficamente fondamentali” [Cesare Luporini, Dialettica e materialismo, 1974]

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