“Grossmann aveva dunque inteso, marxianamente, rintracciare nella purezza di un processo produttivo (e riproduttivo) capitalistico senza “attriti” esterni la “possibilità generale” della crisi. La “forma più astratta della crisi (e quindi la possibilità formale della crisi)”, aveva infatti scritto Marx, “è la stessa ‘metamorfosi della merce'”; in essa è contenuta, “solo come movimento sviluppato, la contraddizione, inclusa nell’unità della merce, fra valore di scambio e valore d’uso, e poi fra denaro e merce” (K. Marx, Theorien über den Mehrwert, Mew 26/2, p. 510 (trad. it., Teorie sul plusvalore, II, 1973, pp. 551-552)). Ma le relazioni stabilite al livello del “capitale complessivo” – astrazione indispensabile alla comprensione dell’esposizione scientifica del materiale empirico -, all’interno del quale il “‘rapporto diretto’ fra le diverse componenti del capitale e il lavoro vivo non è connesso con i fenomeni del processo di circolazione, non scaturisce da esso, ma dal ‘processo di produzione immediato’, ed il rapporto tra capitale ‘costante e variabile’, la cui differenza è fondata solo sul loro rapporto col lavoro vivo” (Ivi, pp. 581-582 (trad. it. cit, p. 625)), definiscono soltanto la possibilità generale, astratta, della crisi, “senza un contenuto, senza un movente significativo della medesima”. La ‘potentia’ della crisi, “la ‘metamorfosi’ formale del capitale stesso, la separazione temporale e spaziale di compra e vendita”, non era dunque altro che “la ‘forma più generale’ della crisi, quindi la crisi stessa nella sua ‘espressione più generale'” e non la “‘causa della crisi'” (ivi, p. 515 (557)). La ‘forma’ della crisi non conteneva, secondo Marx, la via attraverso la quale questa ‘potentia’ della crisi diventa ‘realtà’, poiché, risultando le crisi da ‘variazioni di prezzo’ e da ‘rivoluzioni di prezzo’ non coincidenti con le “‘variazioni di valore’ delle merci”, esse non potevano naturalmente essere spiegate “nell’esame del capitale ‘in generale’, in cui si presuppongono prezzi ‘identici’ ai ‘valori’ delle merci” (ibidem (556)). Soltanto le “condizioni ‘generali’ della crisi” dovevano, quindi, in quanto indipendenti dalle oscillazioni dei prezzi e del mercato, venir spiegate sulla base delle “condizioni generali della produzione capitalistica” (ivi, p. 516 (557)). Ma il passaggio dalla forma della crisi alla sua realtà implicava il parallelo passaggio dai valori ai prezzi delle merci” [Gabriella M. Bonacchi, Teoria marxista e crisi: i “comunisti dei consigli” tra New Deal e fascismo] [in ‘Capitalismo e fascismo verso la guerra. Antologia dai “New Essays”‘, a cura di Gabriella M. Bonacchi e Claudio Pozzoli, 1976]

 

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