“Le simpatie del primo Marx, in verità, vanno a Lutero. Questi, infatti, “vinse la servitù per ‘devozione’ mettendo al suo posto la servitù per ‘convinzione’. Egli ha spezzato la fede nell’autorità, restaurando l’autorità della fede. Egli ha liberato l’uomo dalla religiosità esteriore, facendo della religiosità l’interiorità dell’uomo. Egli ha emancipato il corpo dalle catene, ponendo in catene il cuore. Ma se il protestantesimo non fu la vera soluzione, fu tuttavia la vera impostazione del problema. Adesso bisognava non più che il laico lottasse contro ‘il prete al di fuori di lui’, ma contro il ‘suo proprio prete interiore’, contro la sua ‘natura pretesca’. E se la trasformazione protestante dei laici tedeschi in preti emancipò i papi laici, cioè i prìncipi insieme con il loro clero, i privilegiati e i filistei, la trasformazione filosofica dei preteschi tedeschi in uomini emanciperà ‘il popolo'” [in Marx K., La questione ebraica ed altri scritti giovanili, 1974]” [in Costantino Cipolla, collaborazione di Stefano Martelli, Marxismo e religione nella cultura operaia, 1983]

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