“Bernstein si concentra su tre percorsi principali che convergono nella categoria “catastrofismo”: teoria della concentrazione dei capitali, teoria della caduta tendenziale del saggio del profitto, teoria della crisi. Esamina i percorsi separatamente e utilizza le conclusioni cui arriva in maniera differenziata nell’ambito del proprio discorso. Elemento comune nell’analisi dei suddetti percorsi è la sottolineatura dei mutamenti della prospettiva marxiana avvenuti nel tempo, e la condivisione, in genere, del punto d’approccio “più maturo”, quasi sempre quello più tardo. Emblematico il modo in cui Bernstein mette in relazione due diverse posizioni del ‘Capitale’ a proposito del sottoconsumo come elemento primario di una teoria della crisi. Dice dunque Bernstein: Marx nel III libro del ‘Capitale’ sostiene che il sottoconsumo è la causa ultima di tutte le crisi economiche. Nel II sostiene invece essere pura tautologia che le crisi scaturiscono da una mancanza di consumatori solvibili. La spiegazione di questa differenza sta “nei periodi molto differenti in cui sono sorti i due brani. Tra di essi corre un periodo non inferiore ai tredici-quattordici anni, e il più antico è quello del III libro del ‘Capitale’. Esso infatti risale al 1864 o 1865, mentre quello del secondo libro è comunque posteriore al 1878 […]. In generale il secondo libro contiene i frutti più tardi e più maturi della ricerca marxiana” (E. Bernstein, I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia). Secondo l’antico direttore del “Sozialdemokrat”, dunque, il “dualismo che attraversa tutta l’opera di Marx” consiste nella tensione tra la dimensione scientifica e quella dottrinaria.” [Paolo Favilli, Il riformismo e il suo rovescio, 2009]

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