“Il principio di distribuzione in base alle esigenze, limita, inoltre, ma mano che viene attuato, e infine elimina totalmente, nella seconda fase del comunismo, i rapporti mercantili di scambio delle merci. “Cesserà il valore di scambio”, predisse Marx (1). Nelle condizioni della produzione sociale “la distribuzione diretta esclude – anche secondo il pensiero di Engels – ogni scambio di merci, quindi anche la trasformazione dei prodotti in merci (almeno all’interno della comunità) e conseguentemente la loro trasformazione in ‘valori”. (…) La società comunista, secondo tale concezione, dovrà elaborare il proprio ‘piano di produzione’, regolando “gli effetti utili dei diversi beni d’uso, considerati in rapporto tra di loro e in rapporto alla quantità di lavoro necessaria alla loro produzione”. A Engels nel 1877-78, quando egli esponeva tale concezione, non sembrava trattarsi di una questione difficile. Scriveva Engels: “Gli uomini sbrigheranno ogni cosa in modo assai semplice, senza l’intervento del famoso “valore” (2). [(1) Ciò tuttavia non gli impedì di affermare che “il tempo di lavoro permarrà sempre, anche quando verrà meno il valore di scambio, quale sostanza creativa della ricchezza e misura delle ‘spese’ richieste per la sua produzione” (Karl Marx, Teorie del plusvalore, Mosca, 1932,  vol III, p. 198); (2) Engels, Antidühring, 1950, pp. 335-36] [in S.G. Strumilin, Il passaggio al socialismo al comunismo e le prospettive dell’economia sovietica, 1961]

 

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