“Per i marxisti della Seconda Internazionale dei primi del secolo, per Kautsky ad esempio, è fin troppo facile respingere non solo le argomentazioni ma persino i problemi posti da Weber come le sue argomentazioni contro il totalitarismo ideologico del marxismo ascrivendole alla crisi della conoscenza della epistemologia borghese a quei tempi al suo apice in Germania e, d’altro canto, proprio «il marxismo» evoluzionistico, scientistico, progressivo e sostanzialmente a-dialettico di Kautsky e della Seconda Internazionale, rafforzerà in Weber la convinzione della problematica e ideologica visione che i marxisti hanno del mondo, così che possiamo dire con certezza che Weber conosceva poco Marx e più i marxisti suoi contemporanei e suoi connazionali. La sua conferenza agli ufficiali austriaci sul socialismo (3) ne è un esempio illuminante. Sappiamo, invece, che le cose stanno diversamente per quanto riguarda il revisionismo bernsteiniano. Weber apprezzava Bernstein e la sua opera tant’è che, pare, sollecitò una collaborazione di quest’ultimo all’«Archiv», ma, naturalmente, ciò che di Bernstein lo interessava era proprio quell’aspetto della sua analisi che riguardava la critica del determinismo economico (e che invece lo differenziava da Kautsky) svolta nei primi capitoli di «Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgaben der Sozialdemokratie» (4) e del saggio del 1901, «Wie ist wissenschaftlicher Sozialismus moglich?» dove si rivendica la neutralità della scienza e la soggettività dei valori esattamente nel senso i cui questi presupposti sono alla base della metodologia weberiana (5). Naturalmente, se l’interesse di Weber per Bernstein è dovuto al fatto che quest’ultimo si muove verso la rottura dell’universo teorico marxiano, le conclusioni cui essi approdano sono molto diverse: «Per Bernstein la convinzione che la storia dei fatti ha smentito Marx, lo induce alla conclusione che sbarazzarsi teoricamente di Marx vuol dire liquidare le stesse presunte contraddizioni del capitalismo frutto di sviste ‘filosofiche’ imputabili al dominio della ideologia hegeliana in Marx» (6) mentre «per Weber, al contrario, fare i conti con Marx può aver valore se si è in grado di attrezzarsi teoricamente a definire un senso diverso della storia del capitale e della stessa classe operaia, se si riesce a ricostituire una scienza sociale (…) capace di riorganizzarsi conoscitivamente nella mutata fenomenologia delle condizioni sociali» (7). In poche parole, per Bernstein, liquidare Marx significa molti problemi in meno. Per Weber, al contrario, molti problemi in più” (pag 141-142) [Enzo Rutigliano, ‘Max Weber nella recezione marxista’, ‘La critica sociologica’, Roma, N. 75-76, 1985-86] [(3) Max Weber, ‘Sul socialismo reale’, Roma, Savelli, 1979; (4) Traduz. it. ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’, di E. Grillo, introduzione di Lucio Colletti, Bari, Laterza, 1974; (5) Si veda di Massimo Salvadori ‘La critica del materialismo storico e la valutazione del socialismo’, in ‘Max Weber e l’analisi del mondo moderno’, a cura di Piero Rossi, Torino, Einaudi, 1981; (6) Cfr. Giuseppe Zarone, ‘Bernstein e Weber: revisionismo e democrazia’, in ‘Studi Storici’, 1978, 2, p. 233; (7) Ibidem, pag 256]
- Categoria dell'articolo:Nuove Accessioni
- Articolo pubblicato:7 Settembre 2026
