“Non meno opportunista è l’opinione di Vollmar e dei suoi seguaci che i socialdemocratici debbono prender parte alla guerra di difesa. La brillante critica di Kautsky non ha lasciato uno pietra dell’edificio di queste opinioni. Kautsky ha rilevato che è talvolta completamente impossibile accertare, specialmente nei momenti di febbre patriottica, se la guerra ha scopi aggressivi o difensivi (Kautsky ha portato un esempio: il Giappone all’inizio della guerra russo-giapponese ha attaccato oppure si è difeso?). I socialdemocratici si impiglierebbero nelle reti delle conservazioni diplomatiche se pensassero di fissare il loro atteggiamento verso la guerra con questo criterio. I socialdemocratici possono trovarsi in una situazione tale da rivendicare delle guerre offensive. nel 1848 (non è male ricordarlo anche agli herveisti) Marx ed Engels ritennero necessaria la guerra della Germania contro la Russia. Più tardi essi si sforzarono di influire sull’opinione pubblica dell’Inghilterra per indurla alla guerra contro la Russia. Kautsky ha addotto, fra l’altro, il seguente esempio ipotetico. «Supponiamo – ha detto – che in Russia il movimento rivoluzionario abbia la vittoria e che in Francia l’influenza di questa vittoria determini il passaggio del potere nelle mani del proletariato; supponiamo che, d’altra parte, si formi una coalizione dei monarchi europei contro la nuova Russia. Protesterà la socialdemocrazia internazionale se la repubblica francese verrà in aiuto della Russia?» (K. Kautsky, ‘La nostra opinione sul patriottismo e sulla guerra’). È evidente che (anche per ciò che concerne l’idea di «patriottismo») l’unico punto di vista dal quale è possibile considerare o risolvere la questione dell’atteggiamento della socialdemocrazia verso l’una o l’altra manifestazione dei rapporti internazionali non è quello del carattere difensivo od offensivo della guerra, ma quello degli interessi della lotta di classe del proletariato, o, meglio, degli interessi del movimento internazionale del proletariato. Una recente dichiarazione di Jaurès mostra fino a quali colonne d’Ercole sia capace di arrivare l’opportunismo anche in queste questioni. In un giornaluccio liberale borghese tedesco, egli espone le sue opinioni sulla situazione internazionale e difende dall’accusa di propositi antipacifici l’alleanza della Francia e dell’Inghilterra con la Russia, considera quest’unione come una «garanzia per la pace» e si rallegra del fatto che «noi, oggi, siamo arrivati all’alleanza tra l’Inghilterra e la Russia, tra due vecchi nemici». Una magnifica critica di questa opinione ed una scottante risposta a Jaurès è la ‘Lettera aperta’ di Rosa Luxemburg, pubblicata nell’ultimo fascicolo della ‘Neue Zeit’. Rosa Luxemburg constata innanzi tutto che parlare dell’alleanza fra «Russia» e «Inghilterra» significa «parlare il linguaggio dei politicanti borghesi», perché gli interessi degli stati capitalisti e gli interessi del proletariato nella politica estera sono contrapposti, e non si può parlare d’armonia di interessi nel campo dei rapporti esteri. (…)” (pag 326-328) [V.I. Lenin, ‘Il militarismo militante e la tattica antimilitarista della socialdemocrazia’ (1), (in) V.I. Lenin, ‘Gli anni della reazione e della ripresa rivoluzionaria’, Edizioni Rinascita, Roma, 1950] [(1) Pubblicato nel ‘Proletari’, n. 33, 5 agosto (23 luglio) 1908 (Opere complete, vol. 15, pp. 168-170]