“‘Marxismo e progettazione totale’: Marx scrisse le sue famose parole: «I filosofi hanno interpretato il mondo, solo in forme diverse; ma l’importante è mutare il mondo stesso». Ogni attività dell’Occidente ha voluto fare qualche cosa di diverso e qualche cosa di meglio, e ha sempre abbattuto tradizioni e abitudini. La differenza nei confronti di Marx è questa: sinora, ogni attività nel mondo aveva lavorato con particolari progettazioni (esclusi i chiliasmi settari, rapidamente estinguibili); queste progettazioni rimanevano abbracciate dal tutto, che si doveva solo guardare in forma contemplativa e sopportare praticamente. Marx, al contrario, ha compiuto la conversione, dalla pura e semplice osservazione storico-filosofica del tutto (Hegel) all’attività politica, partendo dal presunto sapere del tutto. La cognizione storico-filosofica, contemplativamente intesa, divenne per Marx, quale presunta conoscenza, il mezzo per produrre la storia, come per il tecnico la scienza naturale serve quale mezzo per produrre le sue macchine. Poiché Marx credeva di possedere il sapere totale del processo storico, poté ritenere opportuna la progettazione totale. In essa coincidono l’attività globale dell’uomo e la necessità della storia che si presume di comprendere. Marx non intende tuttavia l’applicazione del sapere totale come un congegno tecnico. Infatti, questo sapere totale è dialettico: vede il movimento della storia, in cui il medesimo, quale forza motrice dialettica, è racchiuso. Perciò questo sapere totale si rivolta contro la concezione meccanicistica. Non si deve guidare la storia con l’applicazione tecnica di un saldo sapere naturale, secondo una ricetta, ma con il movimento dialettico del sapere stesso, che si verifica nella produttività tecnica del lavoro e nelle sue conseguenze sociali. Questo pensiero produce quello che è nel tempo e nelle mani dei dirigenti (l’avanguardia), i quali, allo stesso tempo, sono anche coloro che sanno. Quindi la linea di partito appare identica alla linea della storia, e le deviazioni dalla linea di partito sono ribellioni contro il Dio inappellabile, che è appunto la storia. (…) Nell’opera e nella efficacia di Marx si deve distinguere quanto segue: Marx ha compreso per primo e in forma ampia, con straordinaria forza di osservazione e di pensiero, il mutamento economico dell’èra della tecnica vista come capitalismo. La scoperta di questa èra, come evento del lavoro tecnico e delle sue conseguenze per la struttura della comunità e dell’essere umano, e inoltre le conoscenze economiche dei rapporti vigenti nel capitalismo, ne hanno prodotto per sempre la conoscenza, accompagnata da errori numerosi ma correggibili. Qui Marx sta nel campo della conoscenza, che, anche senza il marxismo, sussiste come contributo del sapere progrediente. (…)” (pag 440-441) [Karl Jaspers, ‘La bomba atomica e il destino dell’uomo’, Il Saggiatore, Milano, 1960]
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- Articolo pubblicato:31 Marzo 2026
