“La pubblicazione dell’antologia curata dal Wohfeil (‘Reformation oder frühbürgerliche Revolution?’, a cura di R. Wohlfeil, München, 1972), costituì un ulteriore incentivo per gli storici occidentali ad intervenire nel dibattito a proprosito del tema Riforma/Rivoluzione. Al tentativo di apertura nei confronti della storiografia marxista si oppose in un articolo E. Iserloh, il quale tendeva in particolare ad evidenziare la scarso consistenza scientifica di quelle tesi cui il presidente Heinemann aveva fatto riferimento nel discorso sopra ricordato (20). L’articolo ricostruiva infatti la teologia di T. Müntzer, al fine di mostrare come ogni tentativo di interpretare la sua azione come ispirata da un conflitto di classe o anche come semplicemente diretta al miglioramento delle condizioni di vita dei contadini, non trovava riscontro nei suoi scritti. Secondo Iserloh, Müntzer voleva infatti mutare il singolo cristiano mediante il rovesciamento della falsa fede cattolica e si proponeva ugualmente di mutare la chiesa mediante il rovesciamento delle autorità ecclesiastiche che impedivano agli uomini di conoscere la vera fede. Per realizzare questi scopi, cercò di costituire una lega di principi – e già questo starebbe a dimostrare che sua preoccupazione primaria non era il mutamento sociale -, poi, abbandonato dai principi, si rivolse ai contadini: non per emanciparli politamente o socialmente, ma perché con la forza introducessero in questo mondo quella signoria di Dio, che consentiva ai cristiani di professare la vera fede e quindi di essere giustificati. Sempre con l’intento di mostrare che Müntzer era lontano da ogni tensione rivoluzionaria intesa in senso moderno, e sempre muovendosi sul piano dell’analisi della sua teologia, si deve registrare anche un intervento di Görtz, che già nel corso degli anni ’60 aveva pubblicato un interessante libro sul personaggio (21). Tesi centrale dell’autore è che il pensiero teologico di Müntzer segue fedelmente gli schemi medioevali. Il procedimento della mistica domenicana del Medio Evo – attraverso la ‘mortificatio’ si giunge alla ‘unio mystica cum Deo’ – viene da Müntzer reinterpretato come necessità di procedere alla repressione di tutti i vizi non solo individuali, ma sociali: sono l’oppressione politica e la miseria dei contadini che impediscono alla Parola di agire dentro di loro. (…) L’analisi del personaggio Müntzer non è però stata approfondita in Occidente, dopo la pubblicazione dell’antologia di Wohlfeil, solo per contestarne l’interpretazione marxista, in modo da corrodere su questo specifico punto la visione della Riforma espressa dagli storici orientali. Infatti, mentre alcuni contributi su Müntzer, pure antitetici alle posizioni marxiste, si muovevano indipendentemente dal dibattito aperto dal Wohlfeil (22), altri ne prendevano spunto per verificare la possibilità di una ricerca su quel personaggio che coinvolgesse storici dei due campi” (pag 252) [Danile Menozzi, ‘Riforma o Rivoluzione? Recenti contributi al dibattito sulla Riforma protestante’, Annali dell’Istituto Storico Italo-Germanico di Trieste, Il Mulino, Bologna, I, 1975] [nota 3 di D. Menozzi a pag 243: “La prima edizione dell’opera di Engels, ‘Der deutsche Bauernkrieg’ fu pubblicata a cura di Marx sulla “Neue Rheinische Zeitung’, Köln, 1850. L’ultima edizione, curata dallo stesso Engels nel 1875, si trova ora in ‘Marx-Engels Werke’, vol. VII, Berlin, 1960, pp. 327-413. La traduzione italiana: F. Engels, ‘La guerra dei contadini’, a cura di G. De Caria, Roma, 1949. Occorre notare che Engels, fino alla morte, non ritenne mai completamente risolto il problema di una corretta valutazione della Riforma, augurandosi ulteriori studi. La sua interpretazione infatti non rimase fissa. Nel 1850 riteneva la Riforma semplicemente il prodotto di uno scontro sociale e connotava di «rivoluzione» solo la guerra dei contadini, i quali, in mancanza di una progressiva borghesia capitalistica, avevano condotto la lotta contro il sistema feudale, rappresentato dalla chiesa. Nel 1875, con la terza edizione del suo opuscolo, Engels caratterizzò la Riforma nel suo complesso come «rivoluzione borghese». Quando, dopo le ricerche di Kautsky, emerse che l’industria tedesca agli inizi del Cinquecento aveva subito, soprattutto nel settore minerario, un notevole sviluppo, Engels nel 1884 definì la Riforma «Revolution Nr. 1 der Bourgeoisie», indotta direttamente dagli strati borghesi sorti col nuovo sviluppo capitalistico, anche se si presentava ancora «in religiöser Verkleidung»” (rivestimento, ndr)]