“”In tutte le forme di società vi è una determinata produzione che decide del rango e dell’influenza di tutte le altre e i cui rapporti decidono perciò del rango e dell’influenza di tutti gli altri. E’ una luce generale in cui tutti gli altri colori sono immersi e che li modifica nella loro particolarità. E’ una atmosfera particolare che determina il peso specifico di tutto quanto essa avvolge” (La citazione è dalla celebre “Introduzione del ’57”; K. Marx, Per la critica dell’economia politica’, 1971, p. 195). Il declinare e l’affermarsi di “produzioni egemoni” corrisponde perciò a cruciali momenti di svolta che segnano il declinare e l’affermarsi di assetti complessivamente diversi e, con ciò, intere fasi dello sviluppo storico. Senza far entrare nel discorso questioni teoriche più complesse, si può utilizzare la verità empirica di questo schema marxiano per ragionare sulle caratteristiche della fase che stanno attualmente attraversando le società capitalisticamente avanzate e sulle implicazioni politiche che se ne devono trarre. Diciamo subito che in termini generali e di primo orientamento non è difficile individuare la connessione che esiste tra lo schema di Marx e ciò che sta accadendo nelle  economie e nelle società occidentali. Che altro sta a significare, infatti, l’insistenza posta sull'”avvento del post-industriale” se non proprio questo, che una produzione egemone è messa in discussione e che ciò corrisponde a un punto di svolta avvertito come gravido di conseguenze e di trasformazioni? In via immediata la diminuzione di peso (economico e sociale) riguarda specificamente la produzione industriale di beni destinati al consumo privato di massa. Verso la metà degli anni ’70 la relativa saturazione di alcuni mercati-chiave del settore manifatturiero (automobili, elettrodomestici) e l’esaurirsi della fase di espansione edilizia nei centri abitati segnano una soglia che può essere assunta in modo emblematico a rappresentare la fine di un’epoca. Al tempo stesso, però, forte è l’impressione che – assieme alle forme specifiche della produzione di massa – il settore industriale ‘in quanto tale’, carico della sua intera vicenda storica, giunga a una fase critica in cui si intravvede la fine del suo ruolo tradizionale di baricentro della struttura economico-sociale. (…) Tutto ciò, appunto, è contenuto nel termine “post-industriale”. Il riferimento a Marx aggiunge ad esso una consapevolezza diversa, una percezione più viva e drammatica degli sviluppi storici; (…)” [Alessandro Montebugnoli, Una transizione aperta. Bisogni e produzione nella società post-capitalistica, (in) ‘La rivista trimestrale, 1-2, Luglio 1986]

 

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