“L’apporto di Marx e di Engels alla sociologia della letteratura è di capitale importanza, ma sarà bene precisare subito che i loro studi sull’argomento hanno una forma del tutto particolare. Infatti Marx ed Engels non hanno mai compiuto uno studio organico, né hanno mai scritto sistematicamente su problemi strettamente letterari od estetici; tutto quello che al riguardo si può desumere è costituito in parte da appunti e lettere, in parte da passi di alcune loro opere di contenuto diverso. Si è ritenuto di poterne spiegare le ragioni ricorrendo, da un lato, alla tradizionale forzatura crociana, secondo cui il marxismo è economia e non mai estetica e, dall’altra, al fatto che Marx ed Engels furono sempre assai più interessati a problemi connessi alla prassi che non a problemi di tipo essenzialmente speculativo. In realtà, l’interpretazione crociana del marxismo è solo parzialmente corretta, come emerge da una testimonianza di Engels ricavata dal suo carteggio: «Marx ed io – scrive Engels – dobbiamo portare responsabilità del fatto che, talvolta, i giovani attribuiscono all’aspetto economico più importanza di quanta non gli sia dovuta. Di fronte ai nostri avversari noi dovevamo sottolineare il principio essenziale che essi negano, e perciò non abbiamo trovato sempre il tempo, né luogo, né occasione di rendere giustizia anche agli altri fattori che partecipano all’azione reciproca» (1). Cionondimeno, non v’è dubbio che la commistione nelle opere di Marx ed Engels, tra riflessione di carattere speculativo, fenomenologia di ordine economico-sociale e contingenti interessi politici, non abbia facilitato l’individuazione di un nucleo di dottrina marxista specificatamente estetico (2). Questo non significa che i vari frammenti di cui trattasi non formino dal punto di vista concettuale una unità organica. Lukàcs rilevò che l’estetica marxista e la storia marxista della letteratura e dell’arte «sono una parte particolare peculiare di questo intero [il materialismo storico], con determinate leggi e determinati principi estetici» (3). Pertanto, l’origine dell’arte e della letteratura, i loro meccanismi, la loro influenza, potevano essere compresi e valutati solo all’interno della totalità di quella complessa struttura che è il materialismo storico. Il fatto quindi che Marx ed Engels non abbiano dato una trattazione sistematica dell’argomento dipende da un duplice ordine di fattori: il primo, di carattere politico, è legato alle vicissitudini della loro esistenza; il secondo, di carattere teorico, alla obbiettiva impossibilità di desumere una teoria in tal senso se non dalla lettura dei testi fondamentali del marxismo, che prima di tutto sono politici ed economici, e ciò benché non si ritenga di poter pienamente condividere la forzatura interpretativa di Croce secondo cui il marxismo è da intendersi esclusivamente come economia, e non come estetica (4). Il fatto che i principi fondamentali di una teoria marxista sull’arte e la letteratura non siano esposti in modo organico e concatenato nelle opere di classici del marxismo, ha quindi una ragione intrinseca alla dinamica stessa del complesso movimento. Marx ed Engels insistono sulla necessità di ricostruire la genesi storica dell’arte e della letteratura, rifiutando di considerarle «una categoria generale dello spirito». Non vi sarà quindi un’arte valida per tutti i tempi, ma solamente un’arte ‘hic et nunc’, influenzata, quando non determinata, da contesto storico nel quale sorge e stimolata dai gusti di un certo pubblico al quale si rivolge; gli stessi movimenti d’avanguardia sono infatti motivati dal gusto dominante, dalla sua accettazione o dal suo rifiuto (5)” (pag 96-97) [Angelo Bonzanini, ‘Note su alcuni contributi marxisti alla sociologia della letteratura’, ‘La Critica sociologica’, Roma, n. 26, 1973] [(1) F. Engels a J. Bloch, in K. Marx F. Engels, ‘Sul materialismo storico’, Editori Riuniti, Roma, 1968, pp. 75-78; (2) Anche se il problema è troppo complesso per venire trattato in questa sede, sarà opportuno ricordare che il riconoscimento dell’esistenza di un’estetica marxista autonoma e unitaria ha suscitato varie e contrastanti prese di posizione: basti pensare a Lukàcs e Lifsits da un lato e Plechanov e Mehring dall’altro. Si veda al riguardo ‘Plechanov e il metodo sociologico-letterario’, in I. Ambrogio, ‘Ideologie e tecniche letterarie’, Roma, Editori Riuniti, 1971, pp. 13-39, G. Lukàcs, ‘Cultura e potere’, Roma, Editori Riuniti, 1970, p. 34; (3) G. Lukàcs, ‘Scritti di sociologia della letteratura’, Milano, Sugar, 1964, p. 243; (4) Non è un fatto casuale che i migliori lavori di estetica e di teoria della letteratura in campo marxista abbiano una vesta antologica; il che consente di scegliere nella complessa mole delle opere dei fondatori del socialismo scientifico, i brani che più direttamente testimoniano le loro concezioni sull’arte e la letteratura, o di ricavare le stesse dal contesto della loro teoria generale. Al riguardo l’opera forse più nota è quella di M. Lifschitz, ‘Marx und Engels uber kunst und literatur’, Berlino, 1948. Fra i lavori italiani si veda in particolare K. Marx e F. Engels, ‘Sull’arte e la letteratura’ a cura di Valentino Gerratana, Milano, 1954 e K. Marx e F. Engels, ‘Scritti sull’arte’ a cura di Carlo Salinari, Bari, Laterza, 1970]