“Questa trasformazione di una parte del profitto in ‘profitto industriale’ risulta, come si vede, dalla trasformazione dell’altra parte in ‘interesse’. Sull’una cade la forma sociale del capitale – che esso è proprietà; sull’altra la funzione economica del capitale, la sua funzione nel processo lavorativo, ma liberata, astratta dalla forma sociale, dalla forma antitetica, in cui è questa funzione. Inoltre, come questo si giustifichi con ragioni scientifiche si può veder meglio nella rappresentazione apologetica del profitto come salario per la sorveglianza. Il capitalista viene qui identificato col suo direttore, come ha già notato Smith. Una porzione di salario entra senza dubbio nel guadagno dell’imprenditore, quando non c’è un direttore che intasca questo salario. Nel processo di produzione il capitale appare come direttore del lavoro, come comandante del medesimo (‘captain of industry’), giocando così un ruolo attivo nel processo lavorativo stesso. Ma nella misura in cui queste funzioni risultano dalla forma specifica della produzione capitalistica – cioè dal dominio del capitale sul lavoro come ‘suo’ lavoro, e quindi sugli operai come suoi strumenti, in quanto risultano dalla natura del capitale, che appare come ‘l’unità sociale’, il soggetto della forma sociale del lavoro, che si personifica in esso in quanto dominio sul lavoro, questo lavoro legato con lo sfruttamento, che può anche essere affidato a un impiegato, è un lavoro che entra nel valore del prodotto al pari di quello degli operai salariati, ‘esattamente come nella schiavitù il lavoro del guardiano di schiavi’ dev’essere pagato allo stesso modo che quello dell’operaio stesso. Se l’uomo ha autonomizzato in ‘forma religiosa’ il suo rapporto con la propria natura, con la natura esterna e gli altri uomini, a tal punto da essere dominato da queste rappresentazioni, egli ha bisogno del ‘prete’ e del ‘suo’ lavoro. Ma con lo scomparire della forma religiosa della coscienza e dei suoi rapporti, anche questo lavoro del prete cessa di entrare nel processo sociale di produzione. Col ‘prete’ cessa il lavoro del prete, e così col capitalista cessa il lavoro che egli, ‘qua’ capitalista, compie o fa compiere da un altro” (pag 510-511) [Karl Marx, ‘Storia delle teorie economiche. III. Da Ricardo all’economia volgare’, Einaudi, Torino, 1971]
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- Articolo pubblicato:11 Giugno 2026
