“Per Marx, soltanto la «lotta reale» era il campo di battaglia che cancellava le «fantasie idealistiche» degli antiautoritari sognatori (che egli anzi qualifica come «borghesi dottrinari» e «gentiluomini spostati»): infatti, e qui era sia il centro del discorso di Marx sia la sua stessa conclusione logica, non valevano nulla le parole altisonanti, «libertà», «autonomia», «anarchia», quando gli anarchici stessi – diceva Marx – erano «sciocchi o ingenui al punto di interdirle (alla classe operaia) ogni mezzo reale di lotta, perché tutte le armi per combattere bisogna prenderle nell’attuale società» (79). La prima conseguenza della proposta anarchica di astenersi dal partecipare alla vita politica, sia su un piano locale sia generalmente, la si aveva nel fatto, apparentemente contraddittorio, che gli antiautoritari per sopravvivere erano obbligati a darsi la più rigida organizzazione immaginabile, tipica di epoche arretrate economicamente e dei periodi della prima attività del movimento operaio: l’organizzazione settaria. Le sette in effetti, rilevarono sia Marx sia Engels ripetutamente dopo il 1848, rappresentavano il modulo originario di organizzazione del proletariato, corrispondente a un’epoca in cui questo non era ancor in grado di agire come classe: ma esse diventavano un ostacolo col progredire della coscienza operaia, e quindi, mentre erano superate, venivano ad assumere un carattere addirittura reazionario, allorché riapparivano in età posteriori (80). Tanto Marx che Engels denunciavano perciò il modo di presentarsi, tramite l’organo settario, di ogni movimento istituzionalmente minoritario, che in quanto tale mirava unicamente a chiudersi in se stesso in uno sterile perfezionismo, che veniva accostato a un improbabile trionfalismo relativo al passaggio, improvviso, spontaneo e non privo di avventurismo, alla rivoluzione finale e catastrofica. Marx invero fin dal 1871 aveva scoperto il reazionarismo del settarismo e del minoritarismo nel periodo di maturità della classe operaia, allorché, scrivendo al dirigente internazionalista Bolte, aveva detto: «Lo sviluppo delle sette socialiste e quello del movimento operaio sono sempre in proporzione inversa. Sino a che le sette hanno una giustificazione (storica), la classe operaia non è ancora matura per un movimento storico indipendente. Non appena essa giunge a questa maturità, tutte le sette diventano essenzialmente reazionarie (…)» (81)” (pag 56-57) [Gian Maro Bravo, ‘Introduzione’ a ‘Marxismo e anarchismo’ (K. Marx – F. Engels), Editori Riuniti, Roma, 1971] [(79) K. Marx, ‘L’indifferenza in materia politica’; cit., passim. Concetti analoghi espresse vent’anni più tardi Antonio Labriola, nella sua lettera a Engels del 2 settembre 1892, relativa agli anarchici italiani: cfr. Marx Engels, ‘Corrispondenza con italiani’, cit., pp. 443-444; (80) (Karl Marx – F. Engels), ‘Les prétendues scissions dans l’Internationale’, cit., passim; Institut für Marxismus-Leninismus beim ZK der KPdSU, ‘Vorwort’, cit., pp. XIII-XVI; (81) Lettera di Marx a Friedrich Bolte, 29 novembre 1871: cfr. il presente volume, p. 125]