“Il rapporto assoluto tra il capitale investito nel paese e la forza lavoro viene toccato dunque poco dalle fluttuazioni dell’emigrazione. Potrebbe accadere, per la sua posizione nel mercato mondiale, in rapporto all’incremento annuo della popolazione, che l’emigrazione in Inghilterra assuma dimensioni serie. L’emigrazione irlandese fin dal 1848 ha gabbato i malthusiani in tutte le loro aspettative e previsioni. In primo luogo essi avevano dichiarato come impossibile un’emigrazione che superasse la massa dell’incremento della popolazione. Gli irlandesi hanno risolto il problema, nonostante la loro miseria. La parte emigrata manda ogni anno gran parte dei mezzi necessari per l’emigrazione di quelli che sono rimasti indietro. Ma in secondo luogo, gli stessi signori avevano previsto che la carestia, che aveva fatto strage di un milione di persone ed il conseguente esodo si rafforzi in Irlanda allo stesso modo che il Black Death durante la metà del XIV secolo in Inghilterra. Si è verificato proprio il contrario. La produzione diminuì più velocemente della popolazione e, parimenti diminuirono i mezzi di impiego dei lavoratori agricoli, sebbene il loro salario, oggi, se consideriamo il diverso prezzo dei mezzi di sussistenza, non sia più alto che nel 1847. Ma la popolazione in 15 anni è approssimativamente diminuita da 8 a 4 milioni e mezzo. È certamente cresciuta parecchio la produzione di bestiame e Lord Dufferin, che vuole mutare l’Irlanda in semplice pascolo di pecore, ha completamente ragione quando afferma che si tratta di una popolazione ancora troppo numerosa. Gli irlandesi, frattanto non portano soltanto le loro ossa in America, ma sé stessi e l’ «exoriare aliquis ultor» (1) risulterà veramente terribile al di là dell’Atlantico” (pag 138) [Karl Marx, ‘Il Capitale. Libro primo. Capitolo sesto inedito e pagine sparse riferite al «Capitale»’, Newton Compton editori, Roma, 1977] [(1) ‘Qualcuno si leverà come vendicatore’, ndr]