“Saint-Simon è stato senz’altro il grande apostolo della nascente borghesia industriale. Da parte marxista, l’approvazione è stata concessa, soprattutto da Engels in diverse occasioni e per motivi differenti. Ma, forse, la lode più entusiastica che egli fa di Saint-Simon si basa appunto sulla sua interpretazione della stessa enunciazione che ha riscosso tanti applausi da parte liberale. Si veda questo passo del ‘Antidühring’: «Saint-Simon, già nelle sue ‘Lettere ginevrine’ stabilisce il principio che ‘tutti gli uomini devono lavorare’. Nello stesso scritto sa già che il dominio del Terrore fu il dominio delle masse nullatenenti. ‘Guardate – grida loro – che cosa accadde in Francia nel periodo in cui vi dominavano i vostri compagni: essi portarono la fame’. Concepire invece la Rivoluzione francese come una lotta di classi tra nobiltà, borghesia e nullatenenti, era per l’anno 1802 una scoperta genialissima. Nel 1816 egli dichiara che la politica è la scienza della produzione e predice che la politica si dissolverà completamente nell’economia. Se il riconoscimento che la realtà economica è la base delle istituzioni politiche, appare qui soltanto ancora in germe, tuttavia ‘la trasformazione del governo politico, esercitato su uomini, in un’amministrazione di cose e in una direzione di processi produttivi, è qui espressa già chiaramente, e con essa quella abolizione dello Stato, su cui di recente si è fatto tanto chiasso’. Con pari superiorità sui suoi contemporanei egli proclama nel 1814 immediatamente dopo l’entrata degli alleati a Parigi, e ancora nel 1815 durante la guerra dei cento giorni, che l’alleanza della Francia con l’Inghilterra, e secondariamente l’alleanza di tutti e due i paesi con la Germania, è per l’Europa l’unica garanzia di uno sviluppo prosperoso e di pace. Per predicare ai francesi del 1815 l’alleanza con i vincitori di Waterloo, ci voleva certo un po’ più di coraggio che per dichiarare una guerra di chiacchiere ai professori tedeschi» (55). La simpatia verso Saint-Simon espressa da Engels non è quindi casuale. Egli crede di trovare nel filosofo francese un’analisi della grande rivoluzione in chiave di lotta di classe. Ma soprattutto Engels vede in uno dei moemtni della produzione saint-simoniana un anticipo della concezione marxista della dissoluzione dello Stato. È su questo punto che si basa oggi tutta una corrente di autori francesi che rivendicano per Saint-Simon una decisiva influenza sulle concezioni di Marx (56). È molto diverso, invece, il trattamento che Marx riserva a Comte: «Adesso, a tempo perso, studio anche Comte, perché inglesi e francesi fanno tanto chiasso intorno a questo signore. Ciò che in lui attrae è l’enciclopedico, la sintesi. Ma è povera cosa in confronto a Hegel (quantunque Comte in quanto matematico e fisico di professione gli sia superiore nei particolari, ma, quando si viene al succo, Hegel lo supera infinitamente perfino in questo). ‘E dire che questo positivismo merdoso appare nel 1832!’» (57). La frase di Marx è certamente sferzante (pur non indicando a quale opera di Comte faccia riferimento non c’è dubbio che deve trattarsi delle pagine più conservatrici del ‘Système’ o comunque del tardo pensiero comtiano)” (pag 109-111) [Carlos Barbé, ‘Progresso e sviluppo. La formazione della teoria dello sviluppo e lo sviluppo come ideologia (Auguste Comte – Herbert Spencer)’, Edizioni Giappichelli, Torino, 1974] [(55) F. Engels ‘Antidühring’, 1878, trad. it., Roma, Editori Riuniti, 1968, pp. 276-77, sottolineature mie. Certo, il determinismo schiettamente economicistico che Engels vanta in queste frasi è stato più tardi da lui stesso corretto; (56) Cfr. M. Rubel, ‘Saint-Simonisme et marxisme’, in F. Perroux, P.M. Schuhl, ‘Saint-Simonisme et pari pour l’industrie’, op.cit., pp. 205-29; (57) Lettera di Marx a Engels del 7 luglio 1866, in ‘Carteggio Marx-Engels, Roma, Editori Riuniti, 1972, 3a ediz., vol. IV, p. 428, sottolineatura mia]