“Sempre nel terzo libro (del ‘Capitale’, ndr) (al quale, come è noto, egli lavorò fino alla morte), Marx ribadisce che la concezione giuridica della libera proprietà privata è stata importata solo dagli Europei in Asia, dove lo Stato è il vero proprietario fondiario, e quindi rendita e tasse coincidono (67). Negli anni attorno al 1860, come si è visto, Marx pensava alla società asiatica come a uno dei modi di realizzazione (il più complesso, e quello a lui meglio noto in virtù delle sue sopravvivenze contemporanee) della comunità agraria primitiva, e tendeva spesso a usare quasi indifferentemente i termini di proprietà comune e proprietà asiatica, o indiana. Più tardi, lo studio delle opere di Georg Ludwig von Maurer e di Lewis H. Morgan (68), nonché di un’ampia letteratura sulla storia e sulle condizioni sociali della Russia, lo confermarono ulteriormente nell’idea (già presente, peraltro nell’ ‘Introduzione’ del ’57 e in ‘Per la critica dell’economia politica’) che la comunità agraria fosse una forma primordiale di organizzazione sociale presente agli albori di tutti i popoli: una forma dalla quale i popoli dell’Asia si erano allontanati, nel corso della storia, meno di quelli dell’Occidente. Mentre leggeva Maurer, nel 1868, Marx scriveva a Engels: «La tesi da me posta secondo la quale dappertutto in Europa l’inizio è costituito da forme di proprietà asiatiche, rispettivamente indiane, ha qui una nuova conferma (benché Maurer di questa tesi non sappia)» (89). Marx adoperò quindi sempre meno termini come «asiatico», «orientale», «indiano» e parlò piuttosto di comunità agricole primitive, senza però mai abbandonare esplicitamente l’idea di una peculiarità storico-sociale dell’Asia. Nell’ ‘Antidühring’ (il cui manoscritto venne letto per intero da Marx) Engels scrisse che le opere di Maurer «’facevano’ epoca nel campo della costituzione primitiva della marca tedesca, base di tutto il diritto tedesco», e che la letteratura da lui iniziata aveva fornito «le prove della primitiva proprietà comune del suolo nei popoli civili dell’Asia e dell’Europa, l’esposizione delle forme diverse della sua esistenza e della sua dissoluzione» (70). La concezione che si riflette in quest’opera non è dissimile da quella esposta da Marx in ‘Forme’ e poi nel ‘Capitale’. Anche qui è detto che «in tutto l’oriente (…) proprietario terriero è la comunità o lo stato», mentre «solo i turchi hanno introdotto nelle terre da loro conquistate una forma di proprietà terriera feudale». Engels scrive inoltre: «Per quanto numerosi siano stati i governi dispotici che si sono formati e che sono caduti in Persia e in India, ognuno di essi sapeva in modo assolutamente preciso di essere l’imprenditore generale dell’irrigazione delle vallate fluviali, senza di che laggiù non sarebbe stata possibile l’agricoltura. Le antiche comunità, dove hanno continuato a sussistere, dall’India alla Russia, costituiscono da millenni la base della forma più rozza di stato, il dispotismo orientale. Solo dove esse si sono dissolte, i popoli sono diventati padroni di se stessi e il loro ulteriore progresso è consistito nell’incremento e nel progresso della produzione per mezzo del lavoro degli schiavi» (71)” (pag 730-732) [Gianni Sofri, ‘Sul «modo di produzione asiatico». Appunti per la storia di una controversia’, Critica Storica, Roma, Fasc. 5-6, 30 novembre 1966, Casa editrice D’Anna, Messina Firenze, 1966] [sto-034-fgb] [(67) ‘Il Capitale’, I, Roma, p. 93, 2, pp. 57-58, 32, III, Roma 1954, I, pp. 399-400; 3, pp. 20, 199. Interessanti osservazioni sulla società asiatica si trovano anche nel quarto libro del ‘Capitale’, e cioè in ‘Theorien über Mehrwert’, particolarmente nel capitolo su Richard Jones: cfr. per es. K. Marx, ‘Storia delle teorie economiche’, trad. di E. Conti, III, Torino, 1958, pp. 413, 438, 453-454. Un’ampia bibliografia, peraltro non completa, dei passi di Marx che hanno una qualche attinenza con il problema del modo di produzione asiatico è fornita da M. Godelier ‘Les écrits de Marx et d’Engels sur le mode de production asiatique’ (Bibliographie sommaire’), in ‘La Pensée, n.s., n. 114, avril 1964, pp. 56-66; (68) Le principali ricerche del von Maurer sulla storia delle antiche istituzioni germaniche apparvero tra il 1856 e il 1871; l’opera del Morgan (‘Ancien Society’…) fu pubblicata nel 1877. L’influenza delle opere di questi due studiosi sul pensiero di Marx è sottolineata da N. Ter-Akopjan, art. cit. (…) e da E.J. Hobsbawm, introd. , cit., pp. 22-25, 49, 56; (69) ‘Carteggio Marx-Engels’, V, Roma, 1954, p. 157; (70) Engels, ‘Antidühring’, Roma, 1955, pp. 193-194; (71) Ibid., pp. 194, 197-199]
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- Articolo pubblicato:21 Gennaio 2026
