“Ma Clausewitz stesso estende la portata del principio teorico dell’impiego assoluto delle forze a forme di conduzione non violente del conflitto: «lo scopo dei combattimenti non è sempre la distruzione delle forze impegnate; e ‘se il loro scopo può essere raggiunto senza che il combattimento si svolga’, col porle semplicemente a fronte e colle condizioni che da ciò conseguono, è chiaro che possono effettuarsi intere campagne, ed anche con grande attività, senza che il combattimento reale vi abbia avuto parte notevole» (16), E ancora: «la decisione delle armi, in tutte le grandi e piccole operazioni di guerra, rappresenta ciò che nel commercio rappresenta il denaro contante» (17). Il denaro contante è la guerra, nella forma violenta; le altre forme di pagamento (per i conti in sospeso) sono quelle che nel sistema internazionale attuale mantengono la dinamica delle relazioni tra gli Stati al livello già descritto del conflitto latente. Ma «per quanto remote o rare possano essere le liquidazioni dei conti, esse non potranno mai mancare» (18). Il patto costituzionale strutturante il sistema internazionale dunque ne permette la vita a tempo indeterminato; grazie alla dissuasione il momento della resa dei conti vien continuamente dilazionato; ma, poiché tutte le dilazioni hanno un termine, poiché i conti van saldati, riemerge come momento conclusivo e determinante la guerra, nella sua forma vocazionale: si realizza la natura del sistema, che consiste nell’esser-per-la-guerra. Se la guerra non è che un altro modo per condurre l’attività politica, sarà vero anche il contrario, e cioè che la politica non è che un mezzo per condurre la guerra. L’elemento che collega guerra e politica è dunque il conflitto: cruento o no, tacito o esplicito, formalizzato o informale, l’agire politico è caratterizzato dalla presenza della condizione conflittuale. Ecco dunque come Mao Tse-Tung può giungere a questa affermazione: «si può quindi dire che la politica è una guerra senza spargimento di sangue mentre la guerra è una politica con spargimento di sangue» (19). L’equazione guerra-politica è così completata, anche se resta da dire che può esservi politica senza guerra, mentre non è vero il contrario. La conduzione della guerra resterà sempre naturalmente politica; il suo sopravvento è anzi tale da far sì che addirittura una guerra possa essere combattuta senza far ricorso alle armi; o meglio, che i risultati a cui porta la guerra possano essere ottenuti anche in modo pacifico: la ‘guerra senza spargimento di sangue’, cioè, rappresenta proprio l’applicazione ideale della teoria dissuasiva” (pag 152-154) [Luigi Bonanate, ‘La politica di dissuasione. La guerra nella politica mondiale’, Giappichelli, Torino, 1971] [(16) K. von Clausevitz, ‘Della Guerra’, p. 52. La sottolineatura è mia. Altri luoghi di ‘Della Guerra’, prefigurano in qualche modo la moderna teoria della dissuasione: v. ad esempio la nota aggiunta al fondo del cap. I del III libro, pp. 179-180 dell’edizione citata, il cap. II del libro VIII, pp 774-75; (17) K. von Clausewitz, op. cit., p. 53. Il paragone con il commercio è ripreso nel § 3, intitolato “La guerra è un atto del commercio degli uomini”, del cap: III, del II libro; (18) K. von Clausewitz, op. cit., p. 53; (19) “Mao Tse-Tung, «Sulla guerra di lunga durata”, ‘Scritti militari’, vol. 2°, Milano, Edizioni Oriente, 1967, p. 84. Questa affermazione di Mao Tse Tung è alla fine del capitolo dal titolo «Guerra e politica», in cui è riportata la citazione di Clausewitz «la guerra è la continuazione della politica», e in cui è riportata anche un’analoga affermazione di Lenin. È ben nota la considerazione in cui teorici del marxismo, da Engels a Lenin, tennero il pensiero di Clausewitz. È stato tradotto in italiano un prezioso testo di Lenin, il quaderno filosofico n. 18674, che contiene le note di lettura a ‘Della Guerra’, nel quindicinale ‘I classici del Marxismo’, n. 5, 30 maggio 1970]
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- Articolo pubblicato:12 Gennaio 2026
