“La teoria della rivoluzione permanente formulava soltanto il processo combinato dello sviluppo. Non si tratta qui della sola Russia. La subordinazione delle rivoluzioni nazionali in ritardo alla rivoluzione del proletariato ha una sua legittimità mondiale. Mentre nel secolo XIX il compito fondamentale delle guerre e delle rivoluzioni consisteva ancora nell’assicurare alle forze produttive il mercato nazionale, il compito del nostro secolo consiste nel liberare le forze produttive dai confini nazionali, che son divenuti per esse dei ceppi ferrei. In un largo senso storico le rivoluzioni nazionali dell’Oriente non appaiono che i gradini della rivoluzione mondiale del proletariato, come i movimenti nazionali della Russia son diventati i gradini della dittatura sovietica. Lenin con mirabile profondità apprezzò la forza rivoluzionaria insita nel destino delle nazionalità oppresse così della Russia zarista come di tutto il mondo. Null’altro, se non disprezzo, meritava ai suoi occhi quell’ipocrita «pacifismo» che «condannava» ugualmente la guerra del Giappone contro la Cina, per ridurla in servitù, e la lotta della Cina contro il Giappone, in nome della propria liberazione. Per Lenin la guerra di liberazione nazionale, in contrapposto a quella di oppressione imperialistica, non è che un’altra forma della rivoluzione nazionale, che, a sua volta, rientra, come anello indispensabile, nella lotta liberatrice della classe operaia mondiale. Da questa valutazione delle rivoluzioni e delle guerre nazionali, però, in nessun caso scaturisce il riconoscimento di una qualunque missione rivoluzionaria della borghesia delle nazioni coloniali o semicoloniali. Al contrario, proprio la borghesia dei paesi arretrati si sviluppa, a partire dai denti lattaioli, come agenzia del capitale straniero e, nonostante l’invidiosa ostilità che nutre per esso, si trova e si troverà in tutti i casi decisivi nel suo medesimo campo” (pag 61-62) [Leone Trotsky, Storia della rivoluzione russa. III. La rivoluzione di Ottobre. Parte seconda, Fratelli Treves editori, Milano, 1938]