“Può essere molto significativo, nella circostanza, avvertire come, quando riprende quota l’immagine della filosofia aristotelicamente fatta nascere dalla meraviglia, a Cartesio si finisca col contestare lo stesso diritto di dirsi filosofo. E, in questo caso, non solo lo si accosta a Bacone, ma gli si avvicina anche Marx (53). Al quale si deve l’affermazione che Cartesio «vede con gli occhi del periodo manifatturiero» (54). Si tratta, evidentemente, di un’affermazione che condiziona storicamente, in maniera deterministica, il pensiero di Cartesio. Ma, accanto a questa affermazione, la quale può avallare l’immagine di un Descartes che, come pensatore, deve molto alla lezione degli artigiani e all’esperienza dell’organizzazione del lavoro manifatturiera, ce n’è un’altra, giustificata proprio ricorrendo al testo cartesiano ultimamente citato, e non poco in contraddizione con la prima, se da essa viene assegnato al pensiero di Cartesio, accostato a quello di Bacone, un ruolo attivo nel mutamento dei modi di produzione: «Tanto Bacone che Cartesio consideravano il cambiamento della forma di produzione e il dominio pratico dell’uomo sulla natura come risultato del cambiamento del metodo del pensiero» (55). Se questa affermazione è valida, e se la forma della produzione manifatturiera è il risultato del cambiamento del «metodo del pensiero» operato da Cartesio, è evidente che al filosofo francese si può attribuire il ruolo di promotore di un’epoca nuova della produzione, di un’epoca che sarà caratterizzata, via via sempre più, dalla civiltà macchinistica, con la quale finisce per coincidere. Ma è vero, poi, che, per lo stesso Marx, il pensiero di Cartesio, soprattutto nella sua novità metodologica, non si spiega indipendentemente dall’inizio, per lo meno dall’inizio, di questa nuova epoca, della quale pure il filosofo francese è lodato come promotore. Riacquista, allora, senso la prima affermazione, secondo la quale Cartesio «vede con gli occhi del periodo manifatturiero». Che cosa, più precisamente, Cartesio, vede con questi occhi che Marx si premura di dire «ben diversi da quelli del Medioevo»? Che anche gli animali sono «macchine pure e semplici», mentre nel Medioevo «l’animale era considerato come ‘ausiliare’ dell’uomo». Il ‘Weltbild’ meccanicistico cartesiano si spinge alle estreme conseguenze; diventa, per dir così, «totalitario»: e, del resto, Cartesio accetta da Harvey la spiegazione della circolazione del sangue dal punto di vista meccanicistico, la concezione del cuore come una pompa che agisce, per forza muscolare, per contrazioni e dilatazioni (56). Ora, non è mancato chi trova una «profonda correlazione» tra la riduzione dell’animale a ‘macchina animata’ e l’aspirazione a fare dell’uomo il «signore e padrone della natura» (57)” [dal Capitolo di Antino Negri, ‘La stufa di Cartesio’] (pag 392-393) [(in Silvia Rota-Ghibaudi Franco Barcia a cura, ‘Studi politici in onore di Luigi Firpo. Volume secondo: ricerche sui secoli XVII-XVIII’, F. Angeli, Milano, 1990] [(53) Seccamente, un filosofo cui è cara la filosofia come teoresi pura, J. Pieper (…); (54) K. Marx, ‘Das Kapital’; ‘Il Capitale’, 1, 2, trad. it. di D. Cantimori, Roma, 1956, p. 92, nota; (55) Ibidem, pp. 92-93; (56) Cfr. Il riferimento a Harvey in DM, in AT, VI, p. 50. Ma su Harvey, cfr, soprattutto ‘L’homme’, in AT, XI, pp. 243, 317; (57) M. Kundera, ‘Nesnesitelna lehkost bytí’ (1984); ‘L’insostenibile leggerezza dell’essere’, trad. it- di A. Barbato, Milano, 1985, p. 292. (…) Può capitare anche che ogni pietà per gli animali si essichi quando ad essi si guarda «con gli occhi del periodo manifatturiero». Diversi, questi occhi, come si è sentito osservare da Marx, da quelli del medioevo. E con gli occhi del medioevo (con gli stessi occhi – insinua Marx – ad essi guarderà il «signor Haller nella sua ‘Restaurazione delle scienze politiche’») gli animali vengono considerati «’ausiliari’ dell’uomo». «’Ausiliari’ dell’uomo», d’accordo, gli animali, come il bue, il cavallo, l’asino: bestie da soma, effettivamente dominate dall’uomo lungo tutta quanta una storia che non sempre ha conosciuto, verso di essi, la pietà di Virgilio o l’amore di San Francesco. E c’è da chiedersi se un po’ di questa pietà o di questo amore non ci sia effettivamente negli inventori di quegli «artifici» ai quali Cartesio mira come a quelli che possono essere, sono di gran sollievo anche per l’uomo e per la bestia]
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- Articolo pubblicato:10 Settembre 2025
