“Mutando l’ambiente sociale, doveva e deve necessariamente mutare il criterio tattico dell’azione. È anche questo un principio fondamentale proclamato dalla dottrina marxista, e per il quale Carlo Marx può ben rivendicare la paternità spirituale di tutti gl’insegnamenti delle odierne e delle future lezioni delle cose. Sostanzialmente la dottrina marxista del materialismo storico è un saggio geniale del come inquadrare, in una concezione realistica, il divenire della storia. Benché nell’azione pratica Marx abbia talvolta partecipato alle illusioni del rivoluzionarismo di vecchia maniera, ed abbia – errore e virtù insieme di tutti i grandi agitatori – introdotte spesso le proprie ardenti passioni nella fredda valutazione del reale, non per questo egli cessa di essere un pensatore realistico, anzi uno dei più grandi maestri del realismo che abbia avuto l’Europa. Tutta la sua opera è uno sforzo poderoso per intendere la realtà che si cela sotto le apparenze vaporose dell’idealismo di tutte le scuole. Sempre la sua mano è alzata, in un gesto nervoso, a squarciare i veli, ora della filantropia, ora del patriottismo, ora della religione, ora della metafisica, che occultano gli antagonismi di classe, gli urti d’interessi, le tenacie dell’egoismo, le violenze della forza, di cui è intessuta la faticosa storia degi uomini. Prima di lui, il socialismo era un’utopia librata nel cieli azzurri del buon volere umano; ed egli lo trascina in terra a cimentarsi nel prosaico giuoco degl’interessi economici, a confondersi nella realtà del moto operaio. Il rivoluzionarismo volgare credeva bastassero le invocazioni alla Libertà e alla Giustizia per far leva sul mondo e sollevarlo ad una sfera più alta; e Marx, che aveva, attraverso alla critica dell’economia politica, osservati con securi occhi gli antagonismi di classe e la dipendenza dei fatti sociali dalla struttura economica, distrugge le speranze puramente insurrezionali della democrazia idealistica e giacobina e assegna alle rivoluzioni un substrato economico, senza del quale esse non sono né pensabili né possibili. Tutta la storia era intepretata, o come la manifestazione della volontà divina, o come lo sviluppo di un’idea preconcetta, o come l’incontrarsi causale di forze brute ed inesplorate; e Marx insegna il metodo per il quale le vicende dei popoli e delle classi non è che la «storia naturale» dell’umanità, il prodotto logico di determinate condizioni di ambiente, di economia, di pensiero, sempre in atto e sempre immanenti allo sviluppo sociale, di cui sono, ad un tempo, causa ed effetto. Per questo Marx rimane il nemico più implacabile di tutte le ideologie politiche, di tutte le utopie sociali, dei ‘progettisti’ del socialismo e dei credenti in una ricetta unica e miracolosa, di quelli che si fermano ad un empirismo grossolano e di coloro che «all’evoluzione rivoluzionaria sostituiscono la frase rivoluzionaria» (1)” (pag 135-136) [Ivanoe Bonomi, ‘Le vie nuove del socialismo’, Pietro Lacaita editore, Manduria, 1992] [(1) Queste parole vennero inserite da Marx nella dichiarazione con la quale si ritirava, il 15 settembre 1850, dal Comitato centrale di Londra]
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- Articolo pubblicato:11 Agosto 2025
