“In un testo scritto durante il viaggio di nozze – la sua sposa Jenny von Westphalen, con intelligenza e amore lo sopportò e supportò tutta la vita – Marx afferma: «come la filosofia trova nel proletariato le sue armi materiali, così il proletariato trova nella filosofia le sue armi spirituali, e non appena il lampo del pensiero sarà penetrato in profondità in questo ingenuo terreno popolare, si compirà l’emancipazione dei tedeschi e degli uomini. La filosofia non può realizzarsi senza la soppressione del proletariato, il proletariato non può sopprimersi senza la realizzazione della filosofia» (6). Da qui si evince che il proletariato – ben presto Marx prenderà in considerazione non più quello tedesco ma quello francese e poi quello mondiale – deve essere illuminato, che cioè deve pervenire alla Verità, ovvero che la Verità è essa stessa una mediazione, un processo, e non un’immediatezza (per quanto sia un «lampo»); e che appartiene a questo processo tanto l’esercizio filosofico della critica quanto il suo superamento pratico; che l’obiettivo di Marx è appunto aprire la via al rigenerarsi dell’umanità integra attraverso la scoperta dell’umanità lacerata e alienata. Marx è impegnato a esercitare una ragione che non solo segua il reale in ogni sua piega, come quella di Hegel, ma che ne consegua e al contempo che lo preceda, che la apra al futuro. Una ragione che non è la «nottola di Atena che spicca il suo volo sul far della sera», quale appare nel pensiero «crepuscolare» di Hegel, e neppure il «pensiero meridiano» sulla linea di Camus e di Nietzsche; ma che è un «pensiero pomeridiano», che viene dopo una grande giornata dell’umanità ma che non la considera chiusa; o, ancora, è un pensiero che si instaura nella notte del capitalismo; e che di lì vede l’alba di un nuovo giorno. Se per Hegel «la filosofia vien sempre troppo tardi per insegnare al mondo com’esso debba essere», se è «sapere del tramonto», che cerca la conciliazione con la croce del presente, la prassi, invece, nella quale la filosofia per Marx si rovescia, porta a compimento il mondo come esso deve essere, non per astratto moralismo, non in ossequio a valori, ma per esprimere l’intrinseca necessità della realizzazione dell’umano. Un compimento futuro, soprattutto, che passa attraverso l’incompiutezza presente, il conflitto. Pertanto la filosofia non può annegare nel gran mare della dialettica, vedendo ovunque contraddizioni con cui conciliarsi: deve invece cogliere la ‘negazione determinata’, che è anche strategica e strutturale, l’origine concreta della contraddizioni: che sarà individuata nel processo produttivo del capitale” (pag 36-37-38) [Carlo Galli, Marx eretico, Il Mulino, Bologna, 2018] [(6) K. Marx, ‘Critica della filosofia hegeliana’, cit., pp. 103-104]

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