“Il riconoscimento e l’apprezzamento delle tendenze sociali afferenti all’organizzazione giuridica, economica e politica delle nazioni europee, che spingevano all’integrazione reciproca e alla fondazione degli Stati Uniti d’Europa, fecero anche parte del bagaglio ideologico di alcuni grandi interpreti del pensiero marxista rivoluzionario russo. Trockij e Lenin si confrontarono con la tematica europeista su posizioni diverse e divergenti: Trockij a favore della prospettiva federalista europea, Lenin contro la parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa (10). Nel 1914 Trockij considerava la prospettiva federalista-europea nei termini di una fase di sviluppo del movimento generale della rivoluzione europea e, in quanto tale, la inseriva nella sua teoria della rivoluzione permanente. Nel contempo, in contrasto con i tedeschi, ma anche con Trockij, Lenin si oppose alla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa sulla base delle riflessioni attinenti il fenomeno imperialista. Il diniego leniniano – reso definitivo dai successivi teorici marxisti-leninisti, da Stalin in primo luogo – condusse poi per oltre mezzo secolo a una ripulsa aprioristica della tematica federal-europeista da parte del mondo comunista e, ancora fino a qualche anno fa, a un diffuso scetticismo. Lo scoppio della prima guerra mondiale, la votazione dei crediti di guerra anche da parte dei partiti socialdemocratici più importanti e il conseguente crollo della Seconda Internazionale costituirono la cornice comune delle riflessioni di Lenin e Trockij. Quest’ultimo enunciò una tesi di notevole originalità e modernità nell’opuscolo ‘La guerra e l’Internazionale’: al centro delle cause che avevano portato alla guerra stavano, a suo parere, non tanto l’attentato irredentista serbo di Sarajevo o i precedenti di altre nazionalità tra quelle in rivolta nel plurinazionale impero austro-ungarico. Neppure si doveva cercare ragioni semplicisticamente nelle contraddizioni interimperialiste tra le potenze capitaliste del mondo coloniale. Il fondamento principale e irresolubile del conflitto risiedeva, secondo Trockij, nell’incapacità dello Stato nazionale, in quanto territorio economico unitario e autonomo, di dare una risposta positiva ai bisogni sottostanti la crescita tumultuosa e non regolata internazionalmente delle economie nazionali e, di conseguenza, di risolvere i conflitti a livello europeo e mondiale. Scriveva: «Alla base dell’attuale guerra è la rivolta delle forze produttive sviluppate dal capitalismo contro la forma statale nazionale della loro utilizzazione (…). I vecchi Stati nazionali (…) sono superati e si sono trasformati in catene per lo sviluppo ulteriore delle forze produttive. La guerra del 1914 costituisce prima di tutto la crisi dello Stato nazionale come area economica autosufficiente» (11). Le nazionalità avrebbero continuato ad avere il diritto, secondo il marxista russo, di coltivare una propria identità e autonomia culturale, ideale, psicologica, ma la struttura basilare economica – in quanto dato separato da un’intrinseca tendenza all’integrazione – era loro «stata portata via da sotto i piedi». Il crollo della forma “Stato nazionale” era in definitiva legato, nella visione di Trockij, alle esigenze della maturità della forma economica transnazionale capitalista e al suo rivoluzionamento socialista. Contrariamente a Kautsky, Trockij non prevedeva alcuna possibilità per uno “stadio” ultraimperialista, ma solo una caduta nella barbarie militarista, «un’inaudita lotta delle potenze mondiali per l’accaparramento e lo sfruttamento capitalistico di sempre nuovi territori». Si stabiliva allora un collegamento tra la lotta di classe rivoluzionaria del proletariato internazionalista e la rivoluzione politica dell’Europa, la cui prima tappa avrebbe dovuto essere la distruzione degli imperi assoluti o semiassoluti di Russia, Germania e Austria-Ungheria. A questo avrebbe fatto seguito una soluzione federativa della crisi balcanica e, infine, la fondazione di una democrazia sociale europea istituzionalmente avente sede nei futuri Stati Uniti d’Europa. Scriveva Trockij: «In queste condizioni storiche la soluzione per il proletariato europeo non può comportare una difesa della “patria” nazionale superata, che è diventata il principale freno al progresso economico: il compito che si impone è di creare una nuova patria, assai più potente e più resistente, la repubblica degli Stati Uniti d’Europa come fondamento degli Stati Uniti del mondo» (12). Attraverso questo percorso Trockij perveniva all’obiettivo europeista preconizzato dalla democrazia operaia ottocentesca, sebbene occorra sottolineare che le sue affermazioni – diversamente da quelle di Bauer, Renner e, in parte, dello stesso Kautsky – non scaturivano da un retroterra teorico vicino al federalismo e neppure prevedevano alcuna possibilità di alleanza con i movimenti democratici-pacifisti. Tuttavia, fu anche grazie all’influenza di Trockij che nel 1915 la finalità europeista entrò a far parte dei contenuti programmatici del ‘Manifesto’ della conferenza internazionalista e socialista di Zimmerwald” [Corrado Malandrino, ‘Federalismo. Storia, idee, modelli’, Carocci, Roma, 1998 (pag 89-91)] [(10) Su Lenin cfr. Malandrino (1995b) (a), pp. 47-8; (11) Cfr. Trockij (1914) (b), p. 3; (12) Ivi, p. 6] (a) C. Malandrino, L’Idea dell’unità federale europea ed il socialismo marxista (1900-1920), in “Trimestre”, XXVIII, nn. 1-2, pp.- 23-49; (b) Trotsky, ‘Der Krieg und die Internationale’, München, 1914] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]

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