“Per contro, si dimentica che il babouvismo è la prima dottrina che, allontanandosi dalle teorizzazioni morelliane e dalle astrattezze e talora assurdità saint-simoniane e fourieriste, imposta il problema sociale nei suoi termini concreti, come attiva partecipazione, prima di tutto, dell’elemento popolare, come coscienza dei suoi diritti. Non giunse tuttavia, il babouvismo ad enucleare un preciso concetto del proletariato, peccò di una certa astrattezza (non era poi tanto facile liberarsi dalle remore illuministiche) e soprattutto di una certa ingenuità, mancò al Babeuf stesso, probabilmente, una visione sicura, precisa, politica, del momento (23); ma di qui a definire il suo sistema «utopistico» il passo è troppo grande. Questo errore di interpretazione, si diceva, era stato notato dagli studiosi più preparati. Già nel 1904 il Fournière (24) scriveva: «Sarebbe un errore credere che l’azione concentrata dei lavoratori, per la loro emancipazione, dati dall’appello di Karl Marx ai lavoratori di tutti i paesi. Marx ha sistemato questa azione, l’ha illuminata sui suoi fini e sui suoi mezzi: ne ha fatto un’arma e una bandiera sotto il nome della ‘lotta di classe’ e grazie a lui le associazioni per la lotta si sono sostituite ai minuscoli centri sociali sognati dai novatori, le «icarie» e i falansteri hanno ceduto il posto ai sindacati e ai partiti di classe organizzati. Ma prima di lui, Babeuf, Buonarroti e Blanqui avevano creato questa ‘tradizione’ di un ‘proletariato rivoluzionario’ (pag 312-313) [Cristino G. Sangiglio, ‘Interpretazione di Babeuf’, Movimento operaio e socialista, Genova, n. 3-4, luglio-dicembre 1964] [note: (23) Non è, però, il caso di accettare i rilievi eccessivi dello stesso Leroy: «Agitatore, spirito insoddisfatto, Babeuf non ha posseduto alcuna qualità dell’uomo politico. Il suo trionfo, se le circostanze l’avessero permesso, si sarebbe urtato con le sue impazienze, che l’avrebbero necessariamente spinto, come i suoi predecessori, alla crudeltà… Miscuglio di terrorismo e di assistenza sociale, il babouvismo si è ispirato ad un robespierrismo che non sembra corrispondere alla verità storica…». Op. cit., pp. 85 e 87; (24) E. Fourniere, ‘Les théories socialistes au XIX siècle de Babeuf à Proudhon’, Paris, Alcan, 1904]

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